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A Bologna Convegno su sport ed etica

BOLOGNA – Martedì 18 ottobre, nell’ambito della Festa della Storia, iniziativa organizzata per il secondo anno dall’Università di Bologna, il CSI ha organizzato il Convegno “Sport ed etica: storia di un binomio da De Coubertin ai tribunali”. Tema delicato quanto affascinante quello dell’etica nel mondo dello sport, purtroppo, che però non riempie le pagine dei giornali perché non fa audience. Ma in Cappella Farnese chi ha partecipato all’incontro ha scoperto che parlare di storia ed etica fa crescere. Il confronto delle idee apre la mente e la capacità di vedere il futuro in modo diverso. Dopo i saluti dell’Assessore allo sport del Comune Anna Patullo e dell’organizzatore della Festa della Storia Rolando Dondarini, coordinati da Alberto Bortolotti sono cominciati gli interventi. E’ stato il prof. Giorgio Bernardi ad illustrare l’aspetto storico, il perché De Coubertin ha deciso di ricostruire attraverso la pratica sportivo un mondo devastato dalla guerra civile che ha colpito Germania e Francia intorno al 1870. Quindi Edio Costantini, presidente nazionale del CSI ha richiamato al ruolo educativo dello sport come un mezzo privilegiato per combattere l’inganno che giunge dalla società civile per cui tutto si può comprare. Quattro gli elementi inscindibili presenti nella pratica sportiva: il valore non negoziabile della persona, la rivalutazione del valore della vita, il ruolo degli educatori e la riscoperta dei luoghi dello sport come i club e le società sportive. Costantini ha poi richiamato ad una più forte unità del mondo sportivo per rimettere al centro la persona. Il presidente nazionale dell’Unione Stampa Sportiva Antonello Capone ha posto l’accento sull’etica della comunicazione, che spesso viene abbandonata per lo scoop o il desiderio di andare oltre la notizia per arrivare alla “prima pagina”. Aspetto negativo di questo la vicenda di Lapo Elkan, da giovane famoso e apprezzato, a simbolo della solitudine del mondo moderno. E’ poi intervenuto il prof. Roberto Farnè, docente di pedagogia del gioco all’Università di Bologna, il quale ha posto l’accento sulla parola “agonismo” e “competizione” con la quale non si intende la lotta con l’avversario, ma il concetto di giocare insieme, con un vincitore pronto a concedere la rivincita per il gusto del gioco e pure per imparare dall’amico con cui ci si sfida. La degenerazione dell’AGON porta alla corruzione, alla violenza e alla sopraffazione. Ha poi portato il proprio contributo William Reverberi, presidente del CONI dell’Emilia Romagna per il quale è importante che la generazione dei dirigenti sportivi si faccia da parte lasciando però una importante testimonianza del valore dello sport, una risposta alle domande dei giovani. Come ha detto recentemente Mons. Tettamanzi, che lo sport torni ad essere al servizio dell’uomo e non viceversa. Che lo sport educhi al rispetto di se stessi e degli altri per saper accogliere le diversità ed essere, senza retorica, portatore di tolleranza e di pace. Grande responsabilità da questo punto di vista ce l’hanno gli amministratori le cui capacità non vanno valutate nel costruire grandi stadi che rimangono vuoti, ma dall’opportunità di creare situazioni per la pratica dello sport. Hanno concluso il consulente del CSI di Bologna, don Giovanni Sandri che ha ricordato come la Chiesa apprezzi lo studio della storia, dell’etica e dello sport come mezzo per la promozione dell’uomo e il presidente del CSI di Bologna Stefano Gamberini che ha ringraziato i relatori per l’alta qualità dei contenuti e per lo spirito propositivo con il quale hanno accolto l’invito del CSI al Convegno.

L’autore - Chi è Redazione

Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

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