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A Torino documento-appello unitario degli Eps

TORINO – ''Per una nuova cultura sportiva, per la riforma dello sport italiano'': è questo il titolo del documento-appello che verrà presentato il 17 febbraio a Torino nel corso di una conferenza stampa che si terrà presso l'Ethical Village dei Giochi olimpici Torino 2006, situato nelle adiacenze della Mole Antonelliana (via Verdi angolo via Montebello). Il documento, che lancia la proposta di costituire i Comitati nazionale e regionali dello sport per tutti, è sostenuto da amministratori locali e regionali, sindaci, personalità del mondo dello sport e promosso da Edio Costantini (presidente Csi), Filippo Fossati (presidente Uisp), Alfredo Cucciniello (presidente US Acli), Leonardo Coiana (presidente Cusi), Antonio Lobina (presidente Aics), Giovanni Veneziano (presidente Acsi), Piero Benedetti (presidente Endas). Il documento è stato anche sottoscritto da numerosi personalità del mondo della politica e dello sport, tra cui anche Josefa Idem, campionessa olimpionica e Assessore allo Sport del Comune di Ravenna. Sono oggi venti milioni i cittadini italiani che praticano con una certa costanza qualche attività motoria o sportiva. Siamo dunque in presenza di un rilevante fenomeno sociale, che tocca ogni segmento della collettività nazionale, e che non può essere liquidato come conseguenza di una semplice moda nella fruizione del tempo libero. Al contrario, lo sport attivo è diventato, e sempre più sta diventando, parte stabile del progetto di vita di giovani e anziani, uomini e donne, senza limiti di età, di censo, di provenienza geografica, di cultura, di abilità. La possibilità di accedervi viene concepita in forma diversa dal passato: attività non più riservata a pochi, ma diritto di tutti che si configura come espressione di un nuovo diritto di cittadinanza e di partecipazione attiva. Ciò avviene mentre lo sport inteso come spettacolo vive una crisi profonda di valori. L'aggressività si sostituisce troppo spesso al fair-play, l'illegalità del doping – sia farmacologico che finanziario – e degli abusi si sostituisce alla lealtà sportiva. Il business dei diritti televisivi e della pubblicità impone poi regole spesso in contrasto con i principi fondanti dello sport, condizionando la vita degli atleti e soffocando la diffusione delle discipline meno considerate dal mercato delle sponsorizzazioni. Questo corto circuito valoriale è denso di conseguenze: si è rotto il tradizionale legame fra il successo del campione nel grande sport e l'appetibilità della pratica sportiva, e nella disumanizzazione dell'evento e nella carenza di esempi qualificanti si è dispersa la capacità dello sport di educare i giovani. Dobbiamo diffondere e sostenere una nuova cultura dello sport. Lo sport ha ancora molto da dare all'individuo e alla società, a condizione che si imponga una rinnovata cultura dell'attività sportiva e che il modello perseguito sia appunto quello aperto a tutti, che costruisce cittadinanza, partecipazione, formazione umana, integrazione e coesione sociale. Se lo si vuole, e si rende facile l'accesso agli impianti e alle attività, nessuno è escluso dallo sport e lo sport può essere davvero per tutti. Se lo si vuole, lo sport per tutti può essere un potente strumento di nuove politiche del benessere e dello sviluppo, fondato sulle relazioni pacifiche fra le persone, sul rispetto e l'animazione dell'ambiente naturale e del territorio urbano, sulla convivenza civile nelle nostre comunità, sull'educazione dei giovani alla vita. E' un traguardo possibile, ma a condizione che muti il quadro di riferimento. Oggi nessuna legge, nessun programma pubblico riconosce e valorizza lo sport per tutti e di suoi attori, gli Enti di Promozione Sportiva. I cittadini dello sport fanno tutto da soli e pagano tutto. Non solo manca in Italia una politica dello sport per tutti, manca una politica nazionale pubblica per lo sport in sé. Tutto è delegato al Comitato Olimpico Nazionale, a un Ente che ha come compito prioritario la preparazione degli atleti per le Olimpiadi e per i campionati di alto livello, e che lì indirizza la grandissima parte dei suoi sforzi e delle sue risorse. Di conseguenza, aspettarsi un mutamento di indirizzo che maturi dall'interno del sistema è aleatorio. La presenza minima degli Enti di Promozione Sportiva negli organi del CONI, presenza del tutto subalterna rispetto a quella delle Federazioni e delle Discipline Associate, non può produrre alcun autentico mutamento. Serve una legge quadro sullo sport, che riconosca e metta al centro lo sport dei cittadini, lo sport per tutti, e che avvii nuove politiche pubbliche: nella scuola, riconoscendo il valore formativo dell'educazione corporea, dell'attività ludico-motoria, dell'educazione fisica e dell'avviamento allo sport in tutto il ciclo formativo dei ragazzi, raggiungendo l'obiettivo di una equilibrata educazione del corpo nella scuola dell'infanzia e delle 3 ore settimanali nell'obbligo scolastico; nelle politiche della salute, inserendo nei livelli essenziali di assistenza sanitaria e sociale l'attività motoria e sportiva; più adatta ai bisogni di ogni cittadino come prevenzione e come orientamento verso nuovi stili di vita; nelle politiche ambientali e urbanistiche, promuovendo progetti di animazione sportiva dell'ambiente naturale e nuovi investimenti per impianti polifunzionali e spazi attrezzati nelle città e nel resto del territorio; nelle politiche sociali, per promuovere moduli di attività sportiva che abbiano tra le loro finalità esplicite obiettivi come l'inclusione sociale e il contrasto al disagio. La gestione di queste innovazioni ha bisogno di un nuovo assetto istituzionale dello sport. Le Regioni e gli Enti Locali sono le istituzioni cui la Costituzione affida il compito di ordinare e organizzare lo sport dei cittadini. Chiediamo che le Regioni esercitino questa facoltà e istituiscano al loro interno, in raccordo con gli EE.LL., "Comitati regionali dello sport per tutti", che coordinano e associno al governo del sistema tutto l'associazionismo interessato e accreditato. Proponiamo la costituzione di un "Consiglio nazionale dello sport per tutti", aperto a tutti gli attori: Enti di promozione, associazioni di promozione sociale e volontariato, società sportive, Federazioni sportive, Regioni ed EE.LL.. A tale organismo deve spettare coordinare e indirizzare sul territorio l'intervento progettuale per lo sviluppo dello sport per tutti. Proponiamo infine nuove istituzioni del governo pubblico e democratico dello sport – entro le quali collocare adeguatamente l'esperienza storica e la realtà del CONI – aperte alla partecipazione dell'intero associazionismo sportivo, per le quali lo sviluppo dello sport per tutti nel Paese rappresenti il principale obiettivo. Su questi indirizzi di fondo i firmatari del presente appello per lo sviluppo dello sport per tutti intendono raccogliere le adesioni di tutti i soggetti interessati e promuovere la nascita di un movimento per l'avvio delle riforme.

L’autore - Chi è Redazione

Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

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