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Boris, indimenticato amico dello sport CSI

Boris, indimenticato amico dello sport CSI

Tre anni fa, in una calda e assolata mattina di sabato 24 maggio 2008, ci lasciava molto prematuramente un grande amico e collaboratore, Boris Silvagni, responsabile della Commissione Tecnica Calcio a Cinque del CSI. La sua tragica scomparsa ha ancora oggi dell’incredibile per il modo ed il momento in cui essa è avvenuta ed ha lasciato nelle tantissime persone che lo hanno conosciuto e non hanno potuto fare a meno di apprezzarlo e volergli bene, un vuoto incolmabile di umanità, di generosità, di sorrisi e simpatia, di rapporti personali veri e concreti.

Boris era una persona disponibile per tutti, ma veramente per tutti, estremamente semplice e genuino, uno di quelli che non dice mai di “no” a nessuno, uno che si spendeva per gli altri. Ancora oggi, al CSI, ci sembra di vederlo arrivare in scooter all’ultimo minuto, trafelato, con pantaloncini e infradito, il casco in mano e un sorriso spontaneo per tutti. Molti amici che entrano nella nostra sala riunioni in Comitato, ci chiedono chi era quel Boris Silvagni a cui essa è intitolata con tanto di targa al suo ingresso. Un campione di calcio? No. Un grande dirigente sportivo? No. Boris era semplicemente uno di noi, una persona che nella sua genuinità ci ha insegnato un modo di vivere e di essere. La sua breve vita, infatti, resta un esempio per tutti quanti; per tutti quegli “adulti” che vivono nel mondo dello sport con supponenza e presunzione, dandosi tanta importanza ma con poca sostanza, dove il ruolo di “dirigente” sportivo serve più a gratificare un “bisogno di carriera” personale che la vita, fuori dello sport, non gli ha riservato. Per tutti quegli atleti che pensano di essere campioni, perchè Boris, che a calcio ci sapeva fare davvero, non giocava solo nel Real Ravenna, ma aveva fondato e giocava anche in una squadra di ragazzi disagiati provenienti dai centri diurni dell’Opera di Santa Teresa.

Gestiva la squadra, li organizzava e metteva regolarmente la loro divisa per scendere in campo tra di loro, con poca presunzione e tanto rispetto. Ma la vita di Boris resta anche un monito per tutti i ragazzi di 20-30 anni, un monito di come si possa essere giovani, sportivi, moderni ma anche generosi e disponibili. Boris non era un ragazzo di “altri tempi” ma un giovane di oggi. Il suo volontariato a favore di tutti, nello sport e nella vita quotidiana, non è un ingrediente dimenticato lì da chissà chi, tanto tempo fa. E’ una cosa di cui tutti i giovani sono capaci perchè è in ognuno di noi, nel nostro DNA. Boris ha saputo vivere questa sua generosità con semplicità e con gentilezza d’animo, con modernità e passione e con l’instancabile lavoro, per tante ore al giorno, di una persona “vera” che sapeva spendersi per gli altri e per sè stesso.

L’autore - Chi è Redazione

Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

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