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Il “buco nero” della edilizia sportiva scolastica

Il “buco nero” della edilizia sportiva scolastica

Nel corso della 31^ assemblea della Associazione Nazionale Comuni d’Italia, il Ministero dello Sport, l’Anci e l’Istituto per il Credito Sportivo hanno firmato un accordo per il finanziamento di interventi di manutenzione, ristrutturazione o costruzione ex-novo di impianti sportivi di base e scolastici con 150 milioni di mutuo a tasso zero da destinarsi a 1000 strutture sparse sul territorio italiano, delle quali 34 sono già assegnate alla nostra regione e altrettante dovrebbero arrivare nel 2015. E’ una piccola boccata di ossigeno nella atmosfera asfittica in cui agonizza l’impiantistica sportiva scolastica. Stato, regioni, provincie e comuni detengono un patrimonio immobiliare quasi incalcolabile, in parte utilizzato e in parte abbandonato. I denari per mantenere degnamente questo patrimonio non vi sono più, qualora vi siano mai veramente stati, e le condizioni di decoro, sicurezza e igiene degli immobili ancora attivi sono scadenti.

La cosa è grave non solo perché l’incuria che dura da decenni sul tesoro immobiliare di tutti è uno spreco bello e buono, ma ancora di più se si pensa che in parte di questi immobili ci lavorano milioni di persone, ci studiano milioni di ragazzi e vi praticano sport milioni di cittadini; una situazione alla quale non sfugge in parte nemmeno l’edilizia sportiva parrocchiale. In taluni casi l’abbandono è tale che la Pubblica Amministrazione è costretta a lasciare i propri locali e ad affittarne degli altri da privati, con un danno economico doppio. E il danno è addirittura triplo se si pensa che per diversi uffici pubblici e assessorati ormai gli unici soldi che hanno disponibili sono solo quelli per gli stipendi del personale; un patrimonio di risorse umane che, non avendo ormai più denaro per erogare alcun servizio, amministra solo sé stesso fino all’età pensionabile. Nel nostro Paese ci troviamo quindi nella paradossale situazione di avere personale, di avere patrimonio immobiliare, di spendere fiumi di soldi ma di vedere degrado e incuria. Qualcosa non va…

Se la scuola e la palestra sono i principali luoghi educativi dei giovani, e lo sono, bene ha fatto il Governo a raschiare il fondo del barile e trovare gli “spiccioli” per correre parzialmente ai ripari, cercando di recuperare dignità a studenti e sportivi, ma anche ai pubblici dipendenti e al loro lavoro. Ma non  può bastare. Gli impianti sportivi in Italia sono 150mila dei quali oltre la metà sono di proprietà pubblica, frequentati nell’88% dei casi da scuole o da società sportive; se ogni anno si ripetesse questa “boccata d’ossigeno” ci vorrebbe comunque più di un secolo per vedere qualche risultato apprezzabile.

E’ chiaro che un mutuo non può bastare; per quanto la somma sembri importante, ci si rende conto quanto è grande il bisogno di valorizzare i nostri impianti. E’ allora necessario fare un progetto coraggioso: da una parte ridurre progressivamente i costi del personale aumentandone l’efficienza operativa e dall’altra tesaurizzare l’immenso patrimonio immobiliare inutilizzato, per consentire alla Pubblica Amministrazione di avere i fondi necessari da spendere (bene) per far tornare l’edilizia sportiva scolastica un vero luogo educativo per milioni di giovani e non quel  “buco nero” che sempre di più oggi è.

L’autore - Chi è Marco Guizzardi

Vicepresidente provinciale, Consigliere di Presidenza Nazionale, Responsabile del Team Nazionale Innovazione e Tecnologia, Responsabile Nazionale Ufficio Rendicontazione Coni

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