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Caso “parkour”: il Comune di Ravenna eppur si muove

Caso “parkour”: il Comune di Ravenna eppur si muove

A Forlì è successo un caso singolare: alcune settimane fa alcuni ragazzi della Associazione ravennate “Shine” che praticano la attività di parkour, una disciplina metropolitana che consiste nell’eseguire un percorso, superando qualsiasi genere di ostacolo con la maggior efficienza possibile, vengono beccati in flagrante mentre saltellano da un muretto all’altro del parcheggio pubblico della Barcaccia. Gli inflessibili Vigili Urbani non hanno pietà di questi giovani ragazzotti un po’ spericolati e gli infliggono una multa di 50 euro. Fin qui nulla di così eclatante: la multa è davvero modesta (a testa viene poco più del costo di una birra) ed in effetti il regolamento comunale, in una delibera risalente a mezzo secolo fa ma ancora attuale, vieta una attività sportiva senza autorizzazioni in un luogo aperto al pubblico. A Ravenna non ci facciamo caso e in genere ci limitiamo a multare i suonatori di violino, ma a Forlì invece sì.

Ovviamente il giovane “tracciatore” rumeno che guidava il gruppo di ragazzi ravennati dai 7 ai 16 anni (!) che si dedicano a questa attività, cerca di difendersi, dicendo che il parcheggio era vuoto, che non intralciavano nessuno, che non hanno altri spazi, che il parkour è riconosciuto dal CONI (?) perché loro hanno la tessera Uisp, ma niente da fare. Di certo il riconoscimento (non reale) del Coni non sarebbe un lasciapassare idoneo, perché allora potremmo fare una partita di calcio (sport veramente riconosciuto dal Coni) anche in mezzo a Via Faentina, ma non è così. E la multa resta, a conferma che tante cose sono lecite in Italia, ma non proprio tutte tutte…

Il giovane non si dà per vinto e si rivolge all’Assessorato per le Politiche Giovanili, delle cui simpatie da un po’ di tempo la sua Associazione gode. Ci si aspettava che la Pubblica Amministrazione ravennate avesse spalleggiato i colleghi forlivesi, dicendo: “il regolamento lo vieta, paga la multa e poi troviamo una alternativa”. Ma siccome nel Comune di Ravenna c’è spesso il vizio di fare ciò che è meno importante e di ignorare ciò che conta davvero, chissà perché l’Assessore Valentina Morigi ha invece assunto nei confronti della multa forlivese, un atteggiamento difensivo e ha chiesto addirittura un incontro col collega Sindaco di Forlì. E questo sì, che è davvero stupefacente.

All’altro capo ovviamente rispondono che va bene tutto, ma scapicollarsi giù dai muretti senza nessuna sicurezza e in un parco pubblico col rischio di fare male a sé stessi e agli altri è proprio proibito (e la multa viene infatti giustamente confermata), ma alla fine l’Assessore Morigi e l’Assessore Guerrieri non stanno seduti alla scrivania e vanno fino a Forlì ad incontrare l’Assessore forlivese allo Sport, Sara Samorì. Ne scaturisce un incontro definito “di proficua collaborazione” tra i due Comuni all’insegna delle parole della stessa Samorì: “…penso sia doveroso per le Amministrazioni Pubbliche valutare la possibilità di creare spazi appositi, sia all’esterno sia al coperto, per dare la possibilità ai ragazzi che praticano discipline tradizionali e non, di svolgere le attività in libertà e sicurezza”.

Beh, non c’era bisogno di andare fino a Forlì per sentire queste parole; che i Comuni romagnoli, e Ravenna in primis, debbano finalmente iniziare a creare spazi per le attività sportive per i giovani, noi del CSI lo diciamo da almeno 30 anni. Ciò che dà amarezza è che se a gridarlo sono le migliaia di giovani che praticano quotidianamente, rispettosi della sicurezza e delle regole, le discipline sportive tradizionali, nessuno si muove e anche le orecchie degli Assessori diventano sorde. Chi di voi cari dirigenti sportivi, che ogni giorno allenate i bambini e i ragazzi, ha mai visto un intervento dell’Assessore alle Politiche Giovanili in merito alle problematiche delle società di pallavolo, di atletica o di basket, ad esempio? Eppure direi che più “politiche giovanili” delle politiche dello sport, dell’edilizia sportiva scolastica al collasso, o di tante altre tematiche che coinvolgono molte migliaia di bambini (solo il CSI a Ravenna raccoglie più di 3.500 ragazzi e ragazze in palestre e campi sportivi) non si può! Ma degli Assessori, bravi a spezzare le lance in casa altrui, qui da noi se ne vedono pochi e troppo spesso il mondo dei giovani sportivi è un mondo sconosciuto anche per chi è pagato per occuparsi di loro. Spesso è più facile dare ascolto alle nuove tendenze e alla voglia di libertà dei giovani, così ce la si cava con poco, e quindi se dietro alla “scandalosa” multa di ben 50 euro ci sono i ragazzi (peraltro simpaticissimi) del parkour, allora tutto diventa importante e gli assessori addirittura si muovono e si incontrano per mediare.

Purtroppo non succederà nulla di più di una chiacchierata e temo che spazi nuovi non verranno mai creati se non nella fervida fantasia di qualche simpatico assessore; quindi le società sportive (sempre loro, sic!) hanno infine dovuto stringersi un po’ e far spazio alla associazione Shine, che ha avuto anch’essa la concessione di ore in palestra. Ai nostri stimati assessori, i quali essendo senza portafogli non possono far altro che spendere parole, vogliamo semplicemente ricordare che i giovani oggi non hanno tanti luoghi dove aggregarsi e fare attività sportive. Gli spazi sono inadeguati e insufficienti, e con le parole e i convegni non si risolvono affatto i problemi. Non le dicano a noi cittadini quelle parole e non se le dicano tra di loro; vadano dai beneamati Sindaci e le dicano a loro nel momento in cui strutturano i bilanci di previsione cioè i soldi da spendere per la città nelle varie voci, perché se alle parole e ai convegni non seguono i fatti concreti (e in questi decenni in termini di sport i nostri Comuni sono stati davvero imbarazzanti) si rischia di diventare semplicemente ridicoli.

Quindi ben vengano il parkour e tutte le moderne discipline, ben vengano anche, come si legge sul sito internet del Comune di Ravenna, tutte le “possibilità di espressione artistica e culturale delle nuove generazioni del nostro territorio“, ben venga per i giovani anche la “espressione dei propri linguaggi e modi di comportamento“, ma ad un certo punto si dovrà anche pur smettere di dire e scrivere vacue sciocchezze. L’aggregazione dei giovani, la loro crescita educativa, culturale ed espressiva, la loro vivace corporeità, il loro bellissimo modo di stare insieme e di guardare al futuro, la prevenzione del loro disagio, dell’abbandono, della sottocultura dell’alcol e della pasticca, non hanno bisogno di Sindaci che svuotano secchielli di alcolici dinanzi ai fotografi, ma passano fortemente attraverso lo sport e hanno bisogno che i politici si rimbocchino le maniche e inizino a togliere soldi a qualche voce per destinarli ad altre. Senza spazi idonei, senza risorse economiche, senza strutture decorose e sicure, dove volete mai che i giovani possano esprimersi? Senza una vera “politica sportiva” e “politica giovanile”, senza nemmeno i soldi per sostituire in palestra i faretti fulminati, come volete che si risolvano i problemi dei giovani? Si risolvono con un viaggio a Forlì ed un convegno sul parkour?

Il vero problema quindi non sono i 50 euro di multa, ma è il fatto che dei giovani ravennati non avendo qui altri luoghi, debbano andare a scapicollarsi sui muretti della Barcaccia a Forlì. La brutta figura non l’hanno fatta i Vigili Urbani forlivesi, la facciamo noi qui a Ravenna. E su queste cose, se non la capiamo ora allora la capiremo presto, si giocherà tutta la partita delle prossime amministrative locali. E non si può sempre contare, come è successo questa volta, sull’astensionismo dei giovani per vincere le elezioni. Prima o poi, giù da quel muretto, ci vola (in modo figurato) questo vecchio modello di politica.

L’autore - Chi è Marco Guizzardi

Vicepresidente provinciale, Consigliere di Presidenza Nazionale, Responsabile del Team Nazionale Innovazione e Tecnologia, Responsabile Nazionale Ufficio Rendicontazione Coni

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