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Csi: In 700 ad Assisi per uno sport di valori

Una nutrita delegazione del Comitato provinciale CSI di Ravenna capeggiata dal responsabile alla formazione Vincenzo Rusticali, ha partecipato alla conferenza nazionale organizzata dal CSI che si è svolta ad Assisi dal 3 al 5 dicembre scorsi. Un’occasione per gli oltre 700 partecipanti di confrontarsi e approfondire uno dei punti cardine del progetto culturale e sportivo del CSI: la centralità della persona umana nello sport, alla luce delle difficoltà antiche e nuove che si profilano all'operatore associativo nel momento in cui deve proporre e organizzare un modello di attività così esigente nella sua pretesa di lavorare a favore di ogni uomo ed ogni donna. Perché un dirigente, un allenatore, un arbitro dovrebbe mettere al centro la persona? Perché fare questa fatica, invece di limitarsi ad "amministrare" la domanda di sport? Quali motivazioni occorrono, per non sentirsi delusi o sconfitti alle prime difficoltà? Cosa vuol dire concretamente mettere al centro la persona nello sport? Prima ancora, qual è la concezione cristiana della persona? E in che modo un'associazione può fare servizio alla persona? Domande alle quali si è cercato di dare una risposta durante le 48 ore di convegni e Talk Show. Tema conduttore della conferenza l’interrogativo che troviamo nel Salmo 144, Che cos'è un uomo perché te ne curi?" Nello sport professionistico "ciò che conta e' vincere" e la dimensione educativa "ovviamente non esiste, ma a noi interessa far crescere le persone" ha commentato Mons. Vittorio Peri, assistente nazionale ecclesiastico del Centro sportivo italiano commentando la situazione dello sport italiano. "Noi non abbiamo dirette responsabilità o prospettive di fare sport a livello professionistico – afferma il religioso – a quei livelli prevale I' interesse economico, lo spettacolo, il 'campionismo' e il tecnicismo oltre all' apparato della violenza e del doping". Mons. Peri tiene a precisare che "non condanniamo lo sport professionistico in generale, soltanto che condanniamo tutti quegli aspetti negativi che sono evidenti, di cui le cronache ci parlano quotidianamente. Ciò non toglie che nei nostri ambienti nascano grandi campioni. Il nostro intendimento non e' però quello di creare campioni, ma se vengono non lo impediamo mica. A noi interessa creare uomini e donne – persone adulte – maturi possibilmente anche nella fede". Del rapporto sport e spiritualità hanno parlato don Nazzareno Marconi, e Mons. Carlo Mazza nel corso della tavola rotonda su "La società sportiva. Sartoria di impegno civile in programma sabato mattina e che ha rappresentato il fulcro della tre giorni. “La società sportiva può collaborare alla crescita della società civile diventando scuola di cittadinanza attiva, di impegno sociale, di solidarietà. Diventare sartoria, dunque, nel senso di essere laboratorio dove si "cuciono" insieme esperienze e proposte, per fare un "abito" nuovo, più bello e più "confortevole", che la collettività possa indossare” “Date un senso alla vostra vita” “Nessuno è nulla; abbiate coscienza di quello che siete. Il Csi è un laboratorio di relazioni vere, che deve avere attraverso la società sportiva quella abilità di confezionare ed imbastire abiti a misura di ciascuno.” Questo l’intervento introduttivo del Presidente nazionale Edio Costantini. Don Nazzareno Marconi, docente di Sacra Scrittura all'Istituto Teologico di Assisi, ha spiegato al pubblico la visione dell’uomo nella Bibbia, ed in riferimento con lo sport affermando che : “L’uomo è uno spettacolo di vitalità, fantasia, creatività, forza fisica. Il corpo e l’anima non come contenitore e contenuto, ma un unico insieme.” Ha poi stigmatizzato la grande mercificazione dello sport, ripensando nostalgicamente alle bandiere sportive, coloro che non finivano sul mercato. Sport e spiritualità, sono stati al centro del richiamo al Csi fatto da Mons. Carlo Mazza, direttore dell’ufficio CEI per la pastorale di turismo e sport, cappellano olimpico della Nazionale azzurra. Proprio partendo dai recenti Giochi di Atene, ha ricordato “ho trovato in Grecia molti giovani atleti desiderosi di spiritualità” lanciando un monito ai dirigenti del Csi “Rilanciate dunque due valori quali la dignità e la libertà, valori né vendibili né negoziabili .Con la dignità e la libertà si va dappertutto…” Nel pomeriggio particolarmente interessante il talk show “Perché l’hai fatto sportivo”, con la partecipazione di don Mazzi, e le esperienze della campionessa olimpica di pallanuoto Maddalena Musumeci, oro ad Atene, del giornalista Pierpaolo Cattozzi e gli interventi telefonici di Bruno Pizzul, Alberto Zaccheroni e Candido Cannavò. La campionessa siciliana ha raccontato del suo recente viaggio missionario in Kenya e di aver definitivamente abbandonato l’attività agonistica, rimanendo in acqua come allenatrice delle giovanili. La Musumeci ha detto di condividere i principi fondanti del Csi. “Ho fatto dello sport una metafora di vita. L’Olimpiade è stato come toccare il cielo con un dito. Ho saputo accettare le sconfitte, dure come quella di 4 anni fa a Palermo. Da lì ci siamo date tutte la mano per riscattarci di quello “scippo”. Ora penso al matrimonio e alla prossima laurea in scienze del servizio sociale. In serata tutti in pellegrinaggio dalla basilica della Porziuncola alla basilica di San Francesco con la Santa Messa celebrata da Mons. Francesco Lambiasi, assistente centrale dell'AC e concelebrata da tutti gli assistenti ecclesiastici presenti. Nella mattinata domenicale i lavori della conferenza hanno girato sulla riflessione “Educare: una questione di cuore”. Sul palco della Domus Pacis si sono alternati Mariolina Moioli, direttore generale del MIUR, Luigi Lacagnina, presidente dell’AGESCI, monsignor Francesco Lambiasi, assistente centrale dell’AC. La Moioli ha indicato nella famiglia la fonte educativa. “La questione non è nell’insegnare quanto nell’apprendere – ha detto – in una società come quella in cui viviamo in continua ebollizione. Un altro canale da percorrere è sicuramente quello dei media e della comunicazione.” Il presidente degli scout, invece, ha asserito che “il tempo in cui viviamo è quello delle emergenze. A volte ci si “preoccupa”, senza “occuparsi” dei giovani. Occorre creare nuovi laboratori, riorganizzare la speranza”. Lacagnina ha quindi concluso ricordando il ruolo dello scout che “come regola d’onore ha il meritarsi la fiducia”. “Educare non è una tecnica, ma un arte che si possiede solo se Dio dà le chiavi” sono le parole di Mons. Lambiasi, che ha chiosato nel suo discorso “serve un patto educativo tra giovani e adulti”. “Superiamo le difficoltà, recuperiamo la cultura del rispetto e rafforziamo i valori positivi dello sport…quelli veri, autentici, non dopanti.” ha concluso la conferenza il presidente nazionale Edio Costantini.

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Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

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