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Dal Foro Italico riparte la Clericus Cup

ROMA – ''L'eucarestia è il nostro doping''. E' una delle frasi, scelte come slogan per testimoniare che ''un altro calcio è possibile'' e che è cominciata (con la vittoria per 5-3, dopo i rigori, della Mater Ecclesiae sul Seminario Romano Maggiore) la seconda edizione della Clericus Cup, il campionato di calcio pontificio organizzato dal Csi per seminaristi e sacerdoti, impegnati in prima persona per riportare un pò di serenità nel mondo del pallone. Assente il ministro dello Sport Giovanna Melandri, è stato il presidente del Coni Gianni Petrucci a fare gli onori di casa. ''I messaggi provenienti dal mondo del calcio devono essere all’insegna della buona volontà, proprio come quelli espressi dalla Clericus Cup – ha affermato Petrucci -. I bei risultati nello sport sono importanti, ma anche quelli morali hanno il loro peso. Da questa sede deve arrivare un segnale di serenità, ma non da primi della classe, perché chi ha più etica deve metterla a disposizione degli altri''. ''Il problema del calcio – ha invece detto il presidente del Csi Edio Costantini – è una crisi culturale. Per rigenerarlo noi proponiamo di partire dal basso, dagli oratori, per educare i ragazzi a diventare migliori cittadini''. Monsignor Carlo Mazza, vescovo di Fidenza e padre spirituale delle ultime spedizioni azzurre alle Olimpiadi, ha invece preso le difese dei tifosi: ''I tifosi sono importanti nel calcio. Vanno regolati, dosati, bisogna convincerli a tifare per e non contro, ma di certo non vanno aboliti''. Don Paganini ha detto di avere a simpatia due ruoli nel calcio: ''il panchinaro e il tifoso. Il panchinaro perché si allena come tutti gli altri e, pur non figurando tra i titolari, ha la forza e la pazienza di aspettare qualcosa di grande ed importante come l’essere schierato; il tifoso perché vorrebbe andare in mezzo a loro ed esserne il catechista''. Al termine della presentazione è subito andato in scena il match inaugurale, tra i seminaristi del Mater Ecclesiae (squadra ricca di giocatori sudamericani) e i beniamini di casa del Seminario Romano Maggiore. Le restanti partite della prima giornata sono invece in programma tra sabato 24 e domenica 25 novembre. Sono 16 le formazioni iscritte, che divise in due gironi, si affronteranno in gare di sola andata, ciascuna di due tempi da 30 minuti. L’intera regular season (otto partite ogni 15 giorni, fatta eccezione per i periodi di Natale e Pasqua), che si disputerà tra mesi di novembre e marzo, si giocherà sui campi dell’Oratorio San Pietro, all’ombra del Cupolone. Alla finale del 3 maggio, prevista allo Stadio dei Marmi, si arriverà con la formula della Champion’s League: nel mese di aprile quarti e semifinali,rispettivamente il 5 ed il 19, con gare di andata e ritorno. Vietato il segno X: ogni match che al termine dei minuti regolamentari terminerà in parità, si concluderà ai calci di rigore, con due punti alla squadra migliore dal dischetto ed un solo punto al team sconfitto. Rispetto alla FIGC, ci sono inoltre altre differenze regolamentari, quali i time-out (un minuto a tempo per squadra a partita), ed il cartellino azzurro, (che decreta l’espulsione temporanea di 5 minuti), provvedimento tra il giallo e il rosso, sanzionato dall’arbitro in caso di sgambetto, trattenuta o altro mezzo illecito su un avversario che, diretto a rete, non ha alcun altro avversario tra sé e la porta. Spulciando le rose delle formazioni iscritte, spicca l’assoluta internazionalità del torneo. Un vero e proprio Mondiale. I 400 religiosi e seminaristi partecipanti provengono da 71 Paesi di tutti e cinque i continenti. La parte del leone, ancora una volta la fanno gli italiani (59 atleti in tutto. Nella scorsa edizione erano 88), mentre particolarmente nutrite sono le pattuglie dei messicani (30 atleti), dei colombiani (25), degli statunitensi (23) e dei croati (17 giocatori). Significativa la presenza nelle varie squadre di bosniaci, rumeni, sudamericani (brasiliani, salvadoregni, ecuadoriani), africani (camerunesi e congolesi) e asiatici (srilankesi, malesi). Da seguire anche le prestazioni di alcuni giocatori provenienti da Paesi più esotici e dalle tradizioni calcistiche sicuramente meno note, come Papua Nuova Guinea, Rwanda, Vietnam e Birmania. La novità di questa seconda edizione della Clericus Cup sarà invece rappresentata dai calciatori del Giappone, della Svizzera, dello Swaziland e dell’Iraq, tutti con un atleta, e dell’Indonesia con 2. Delle sedici squadre che parteciperanno a questa edizione della Clericus Cup, dodici erano presenti anche l’anno passato cui si aggiungono quattro new entry: il British Collages United, il Collegio Pio Latinoamericano, il P.C.M.I.S. San Paolo e l’Università Pontificia Salesiana. Quest’ultima, a quanto pare, avrà un tifoso d’eccezione: il Segretario di Stato Cardinal Tarcisio Bertone, grande appassionato di calcio e tifoso della Juventus. Non passerà di certo inosservata la squadra campione in carica. La maglia del Redemptoris Mater sarà infatti ornata con un vero e proprio scudetto cucito sul petto di ogni calciatore, proprio come avviene nel campionato di serie A. Il suo colore sarà arancio e blu ed sarà listato con il tricolore Italiano. Questo non è il solo elemento che distinguerà il collegio vincitore nella passata edizione. Il nome della squadra del Redemptoris Mater infatti, comparirà anche alla base della coppa, una creazione artistica in bronzo ed argento (nella foto) realizzata dal maestro Mario Gotti che riproduce il logo del torneo, un pallone con scarpini e cappello da chierico, che sarà consegnata alla vincitrice di questa edizione della Clericus Cup. Main Sponsor della manifestazione, per il secondo anno consecutivo, è un marchio molto noto nella capitale, quella Ina Assitalia che dopo essere comparsa sulle maglie di Roma e Lazio, ora ha deciso di dare una mano anche al calcio Oltretevere. Gli atleti metteranno nell’armadio per qualche ora le loro tonache e colletti bianchi e indosseranno completi della Lotto, sponsor tecnico del torneo. Rilevante è anche la sponsorizzazione della Pro Bios, azienda specializzata nel settore degli alimenti biologici, segno che (anche) nel calcio la corretta alimentazione vale quanto un buon allenamento sul rettangolo da gioco.

L’autore - Chi è Redazione

Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

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