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Defibrillatori: i Comuni iniziano ad attrezzarsi

Defibrillatori: i Comuni iniziano ad attrezzarsi

Tra poco più di un anno, a gennaio 2016, entrerà definitivamente in vigore il tanto discusso “Decreto Balduzzi” anche nella parte che riguarda le dotazioni strumentali; scatterà infatti l’obbligo di dotare tutti gli impianti sportivi di un Defibrillatore Automatico Esterno (DAE). Si tratta di un passo molto importante, visto che in sei anni (dal 2006 al 2012) sono stati quasi 600 i “morti per sport”. Questa sgradevole espressione in realtà nasconde un calcolo piuttosto artificioso, poiché una parte di questi 600 atleti non sono morti a seguito di un arresto cardiaco trattabile con un DAE ma per altre cause (es. infarto o aneurisma) e altri ancora sono morti nonostante il DAE . Ma soprattutto la maggioranza di loro forse sarebbe morta comunque, magari il giorno dopo andando a lavorare (e quindi è ingiusto parlare di “morti per sport”) e non sarebbe morta in campo se una medicina sportiva fatta con scrupolo li avesse fermati per tempo. Per la verità non è nemmeno colpa dei servizi di Medicina dello Sport, che in Italia sono altamente professionali, ma ai quali viene chiesto di gestire la prevenzione per milioni di praticanti senza averne tempo e risorse.

La legge peraltro dice che spetterebbe alle società sportive dotarsi, per ogni impianto che utilizzano, di un DAE ; il che è assolutamente allarmante visto che, a parte poche società privilegiate che usano una sola palestra, la maggioranza di esse vedono la propria attività “parcellizzata” su 3-4 o più palestre cittadine (4 ore qua, 6 ore là ecc.). Se presa letteralmente, la legge quindi imporrebbe ad una società sportiva di base di acquistare 3-4 o forse più DAE e formare diverse persone, così come vedremmo in una palestra scolastica, file di armadi metallici, ognuna con un DAE di una società utilizzatrice. Al di là della situazione economica (diverse società non hanno le risorse per farlo), sarebbe una scena apocalittica. Alcuni Comuni se la cavano come Ponzio Pilato, dicendo “le società devono accordarsi tra di loro”; si tratta di assistere a scene raccapriccianti, perché chi conosce lo sport sa che purtroppo le società litigano su tutto, anche sulla proprietà del “mocio” per pavimenti, figuratevi per un delicato strumento che costa dai 600 ai 1200 euro l’uno.

I Comuni più avveduti, allora, si stanno attrezzando per fornire un buon servizio, facendo accordi commerciali, acquistando a basso prezzo decine di DAE e, con la collaborazione degli Enti di Promozione, formando decine di persone ad usarlo. C’è chi è avanti anni luce su questo; “A Bergamo  – dice il presidente provinciale del CSI Vittorio Bosio – molti Comuni si sono già attrezzati da tempo, dotando tutte le palestre e i campi di calcio di un DAE , pagandoli quasi la metà, e, assieme alla Croce Rossa, abbiamo già svolto corsi di abilitazione per centinaia di persone, a costi davvero ridotti”.

Situazione simile, ad esempio, in Valcamonica, dove due apparecchi sono stati collocati rispettivamente nelle palestre comunali ed altri due nei campetti di calcio degli oratori di Pisogne. L’idea di dotare di tale dispositivo tutti i luoghi in cui si pratica sport, venne lanciata dall’ex assessore Federico Rivadossi ed è stata fatta immediatamente propria dall’amministrazione attuale. «Si tratta di un progetto di alto valore civico – commenta il Vice Sindaco – perché si dotano le strutture sportive del Comune di una strumentazione salvavita di prim’ordine».

Non diversa la situazione a Lecco, dove il Presidente del CSI provinciale Carlo Isacchi, esprime la propria soddisfazione per come il territorio sia già ampiamente attrezzato oltre un anno prima dell’obbligo e dove il CSI sta predisponendo, con le amministrazioni pubbliche, altri corsi di abilitazione all’uso.

Di tutt’altro tono la situazione in Romagna ed in particolare a Ravenna, candidata a diventare “Città Europea dello Sport”, dove ancora non si sono prese iniziative. “Oltre un anno fa sollecitai personalmente l’Assessore allo Sport Guerrieri a prendersi ‘a cuore ‘ la vicenda dei defibrillatori negli impianti comunali – commenta preoccupato il Presidente provinciale CSI Marco Guizzardi – ma tutto continua a tacere e le piccole società sportive sono disorientate. Se non fosse stato per una bella iniziativa del Panathlon, unica associazione concretamente sensibile che ha dotato due palestre di un DAE , oggi nemmeno avremmo quelli. La scadenza si avvicina ogni giorno di più – conclude Guizzardi – e temiamo che di questo passo il Comune possa arrivare impreparato. Di certo, se dice di credere nello sport di base, non può pretendere dalle società sportive di farsi pagare la dotazione di DAE . E’ un preciso compito del Sindaco, autorità sanitaria del territorio, preoccuparsi della salute e sicurezza dei suoi cittadini. Le soluzioni, anche in termini di sostenibilità economica, ci sarebbero ma nessuno ascolta lo sport di base”.

In realtà molti sono ancora i dubbi che assillano gli addetti ai lavori circa l’applicazione di un Decreto tutt’altro che chiaro e soprattutto che ha un impatto a cui il Paese non era pronto, compresi i gestori degli impianti sportivi, i quali spesso concedono l’utilizzo delle strutture a più di una realtà sportiva. Da qui dubbi sulle responsabilità giuridiche dei soggetti interessati dalla nuova normativa e su come organizzare e gestire la corretta applicazione del Decreto Balduzzi. Diverse sono le iniziative per cercare di fare chiarezza senza creare panico, non ultimo il convegno indetto a Vicenza dal Presidente provinciale CSI Enrico Mastella che si pone proprio l’obiettivo di chiarire l’iter applicativo, le effettive incombenze ma anche le responsabilità nell’usare bene, usare male o non usare, questi dispositivi. Si apre infatti il fronte di chi sostiene che potrebbero esservi dei rischi legali anche per gli allenatori qualora, a causa di un uso sfortunato o anche maldestro dell’apparecchio, salvano la vita ma lasciano lesioni permanenti. Insomma, anche chi si è organizzato bene e per tempo, non ha affatto le idee chiare.

L’autore - Chi è Redazione

Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

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