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E allora chiamiamola Sport-Tass…

Alle tante storie strane ed oscure di questa nostra Italia se n'è aggiunta un'altra di carattere sportivo. Parliamo della cervellotica decisione con cui il Ministero dei Beni Culturali, con decreto del 17 dicembre 2004, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 28 aprile 2005, ha creato l'obbligo di assicurare gli sportivi dilettanti presso la Sportass, una struttura che in tempi recenti è andata in profonda crisi finanziaria, fino ad essere posta in stato di commissariamento. Da anni si aspettava la messa in liquidazione di questo carrozzone assicurativo, ai cui servigi nessuno più ricorreva stante la sua inefficienza, invece il Governo ha pensato bene di farne il gestore monopolista del settore. Non bastasse il discutibile colpo di mano, il decreto ha anche fissato il costo delle polizze e le prestazioni fornite, dettando condizioni economiche fuori mercato. Il CSI, che oggi assicura presso un grande gruppo i suoi tesserati al costo di 0,90 euro per ogni atleta, alla Sportass dovrebbe versare 3,5 euro per gli atleti agonisti, 1,50 per i non agonisti, e 2,50 per i dirigenti. Il tutto ottenendo una copertura rischi nettamente inferiore ed un servizio inefficiente. Considerando la tipologia in cui sono suddivisi i suoi 850.000 tesserati, l'associazione sarebbe gravata di un maggior costo di 1.559.623 euro. Oneri accresciuti paventano anche tutte le altre organizzazioni sportive, che con la Lega Dilettanti della FIGC in testa, e il CSI con loro, hanno presentato ricorso al Tar del Lazio. Non è tutto. La Sportass è una diretta emanazione del CONI, come si evince dal suo statuto, tant'è che il decreto è stato formulato dal Ministero previo parere positivo del Comitato Olimpico. Nel 2004 il CONI ha versato nelle casse del CSI un contributo di 1.471.899 euro. Se non si bloccherà l'applicazione del decreto, il CSI si troverà nella condizione assurda di finanziare annualmente il CONI, tramite la Sportass, con 87.724 euro e non viceversa come dovrebbe essere. Così fosse, bisognerebbe avere almeno il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, cominciando dalla sigla della Sportass, che potrebbe benissimo diventare Sport-Tass. In attesa che il nostro ordinamento legislativo si decida a riconoscere che praticare lo sport è un diritto di tutti i cittadini, qualcuno evidentemente pensa che debba essere considerato un lusso; e gli articoli di lusso, si sa, è bene che siano tassati. di Edio Costantini

L’autore - Chi è Redazione

Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

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