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E dopo il potere, Prodi mantenga le promesse

ROMA – L'istituzione del Ministero dello sport costituisce una importante e positiva novità, che apre la strada all'affermarsi di nuova cultura dell'attività motoria e sportiva, poiché la materia sportiva viene finalmente riconosciuta quale oggetto di politiche pubbliche, non più delegata alla sola buona volontà del CONI. È quanto afferma il CPS – Comitato per la Promozione dello Sport per tutti (formato da otto Enti di promozione sportiva: Acsi, Aics, Csen, Csi, Cusi, Endas, Uisp, Us Acli) per il quale sono inoltre da valutarsi positivamente i primi interventi della ministro Melandri, che evidenziano la volontà di considerare prioritarie le attività volte alla tutela della salute e alla diffusione della pratica giovanile, in particolare quella che svolge funzioni educative, sociali e di valorizzazione ambientale. Il CPS ribadisce la necessità – già rappresentata lo scorso 25 marzo a Roma, in occasione della Convention dello sport per tutti, a Romano Prodi e da questi accolta -di istituire al più presto un tavolo per la riforma dello sport che riunisca tutti i soggetti ad essa interessati. Peccato, continua il CPS, che proprio mentre si costruisce questo nuovo clima il sistema del calcio professionistico si stia sgretolando sotto il peso di gravi e ripetuti scandali. La crisi di prestigio, di credibilità, di valori che ne sta derivando rischia di riflettersi sull'intero movimento sportivo giovanile e di base, rendendo più difficile il lavoro delle associazioni di sport per tutti. Il CPS chiede pertanto che sia fatta piena luce sul ''calciogate'', siano individuate le responsabilità precise, sia ripristinata la legalità. Servono facce e regole nuove, così come servono meccanismi di controllo realmente esercitati per garantire al nuovo calcio trasparenza, attendibilità, autorevolezza. Il CPS, mentre valuta positivamente l'inchiesta avviata e le personalità indicate dal CONI per rigenerare la giustizia sportiva, è fiducioso che si possa arrivare in breve a soluzioni efficaci, che non investano soltanto il vertice della piramide sportiva, ma siano la piattaforma da cui lanciare una diversa cultura dello sport che coinvolga anche la realtà di base. Da parte sua il Csi ritiene però, che proprio la crisi dal calcio sia l'occasione per riportare tutto al suo valore originario e per ristabilire i giusti pesi e le giuste misure. Non è la prima volta che il ''sistema Federazioni'' cade in una crisi profonda, non tanto e non solo su questioni di interesse economico personale, ma soprattutto su ragioni che pongono in dubbio la regolarità delle gare e dei campionati ed, in ultima analisi, del concetto stesso di sport. Se ciò evidenzia la necessità di rifondare da zero le regole del sistema (ingaggi, cartellini, società per azioni, media e diritti televisivi, agonismo esasperato alla ricerca del successo a qualunque costo), evidenzia anche la necessità che questo ripensare alle regole debba tenere in conto un ruolo paritario di quegli organismi che da sempre hanno osteggiato questi cardini mettendo al centro di tutto la promozione dell'uomo ed i valori educativi. Gli Enti di Promozione sportiva che sia a livello nazionale che provinciale, si sono accomunati in questo ed in simili progetti, hanno creduto alle parole dei politici nelle fasi pre-elettorali ed hanno collaborato alle definizione di programmi concreti e vicini alla gente. Ma ora si attendono dal Governo Prodi, così come dai governi locali, compreso quello di Ravenna, una risposta vera, un mantenimento delle promesse. Non vogliamo che coloro che si erano proposti come alternativa concreta alle vane promesse di un Governo, alla fine si riducano allo stesso modo. Il valzer delle poltrone di inizio legislatura non è certamente stato uno dei momenti più belli e moderni della politica italiana. Ora ci auguriamo che si inizi a lavorare seriamente per dare seguito alle promesse fatte, ma soprattutto che si inizi a lavorare ascoltando il meno possibile le sirene delle lobby economiche che nello sport cominceranno a cantare. Non vorremmo, insomma, che alla fine lo sport ritornasse come adesso: in mano ai ricchi, agli speculatori, alla stampa, al sistema verticistico e di potere delle Federazioni, lasciando le piccole società a lottarsi le briciole per sopravvivere, perchè se ciò dovesse accadere si dovrà andare ad una verifica non solo della capacità di una politica sociale vera da parte di Prodi e della sinistra, ma anche ad una verifica interna agli Enti di Promozione, e primo fra tutti il Csi, per evitare che quei dirigenti che hanno apparentato il nome delle associazioni sportive ad una parte politica, mai successo in passato, possano farlo di nuovo. Allo sport e agli Enti non deve importare CHI governa ma COME, e monitorare con serietà e senza sconti le scelte del Governo nazionale o locale in tema di sport è una questione di credibilità e dignità prima di tutto per gli Enti stessi e per coloro che hanno fatto una scelta di parte politica a nome di tutti gli associati.

L’autore - Chi è Redazione

Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

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