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Finisce la candidatura, un “caro” sogno per Ravenna

Finisce la candidatura, un “caro” sogno per Ravenna

Il sogno di Ravenna Capitale Europea della Cultura si è infranto; il titolo è stato assegnato a Matera, una straordinaria cittadina della provincia lucana con 60mila abitanti ma dove una grande cultura dell’uomo, rurale e rupestre, ne ha contrassegnato la storia nei secoli, facendola prima precipitare negli inferi dell’appellativo di “vergogna nazionale” e facendola ora assurgere al titolo di “Capitale Europea della Cultura” nel 2019. Non c’è stata storia, 7 voti ha avuto Matera e 3 ne hanno avuti Ravenna e Siena: una vera batosta senza confronto, che ci fa tornare con i piedi per terra e la coda fra le gambe. Speriamo che almeno i ragazzi dell’Acmar Basket Ravenna, in partenza per Matera proprio in queste ore, sappiano riportare, in uno scherzoso paragone, un pareggio di vittorie tra queste due città così belle e così diverse.

matera_imbrunireIn effetti entrando in Matera, a scanso dei soliti preconcetti sulle città del Sud, ti accorgi di essere in un libro di storia. Partiamo da Lecce, nel cuore del barocco salentino, altra stupenda e colta città candidata a Capitale e ingiustamente punita da zero voti, con un centro storico bellissimo in pietra rosa e l’anfiteatro romano nel cuore di Piazza Sant’Oronzo, per poi puntare verso la costa ionica detta anche, e non a torto, “le Maldive d’Italia”; si svolta attraversando Avetrana e Manduria, tra uliveti e vigneti di Primitivo a perdita d’occhio, fino ad arrivare a San Giorgio e poi a Taranto, l’eterna “promessa”, dove si nasconde sotto la coltre di ruggine emanata per decenni dall’Ilva, una città che senza acciaierie e raffinerie sarebbe un vero spettacolo della natura. Si prosegue lungo la costa verso il Metaponto, scansando qua e là templi greci e scavi romani fino a girare per l’entroterra, dove il nulla di una campagna incontaminata ti accoglie per chilometri. Ed infine eccola, un presepe bianco appena di là dalla gravina che la separa dalla Murgia, Matera, Capitale Europea della Cultura 2019. Tranquilla e quasi silenziosa, vuota ma non spettrale, pulita e ordinata, organizzata e accogliente, piccola ma estenuante da percorrere. La guardi e ne resti stupito, così come resti stupito davanti al cielo stellato di Galla Placidia, pensando come sia possibile che l’uomo sia in grado di fare cose così straordinarie. Ma Matera non è stata mai la città degli imperatori, non c’è mai stato oro e potere, porti commerciali e turismo. Matera è sempre stata povera in canna, scavata nella pietra dall’acqua e dai contadini, che con enorme dignità hanno vissuto all’età della pietra fino agli anni ’50 dormendo con l’asino e il bambino in una grotta. E’ veramente la città del presepe vivente, perché in ogni angolo di sasso c’era una grotta, fatta di povera dignità, di sudore e onestà. Matera se lo merita questo premio, perché la cultura non si esprime solo con un pennello, una bacchetta o una penna tra le dita.

Ed ora a Ravenna restano i cocci. Tanta illusione tanta delusione, con il sindaco Fabrizio Matteucci che si era giocato la faccia, la reputazione e un bel po’ di denarimatteucci pubblici su questa storia e chissà ora cosa si inventerà per recuperare i connotati, reputazione e soldi. Tutti i progetti cadono a terra; ci abbiamo provato e abbiamo perso. Abbiamo lasciato indietro un mucchio di lavori, abbiamo trascurato interi settori per cercare di giocare a questa roulette europea puntando tutte le nostre monete sulla cultura. Non siamo diventati più colti di prima ma abbiamo in cassa meno soldi e una città molto, molto trascurata. Quanto ha speso il Comune per questa storia? Sono cifre interessanti e facilmente reperibili su internet: oltre 150mila euro nel 2011, più di 460mila euro nel 2012, la metà dei quali in stipendi e consulenze, e via così, lisci come l’olio. Ci è costata molto questa idea; un “caro” progetto…

basketA gran voce abbiamo chiesto più soldi per i servizi, più soldi per la cura dell’accoglienza turistica, più soldi per i cittadini, più soldi da dedicare allo sport di base e giovanile, perché anche lo sport è cultura. Ma la risposta era “non ci sono soldi”; o meglio “non ci sono soldi per queste cose”. Sì, perché le casse del Comune non fanno così acqua come si fa credere; i soldi per questi progetti ci sono, i soldi per queste consulenze si trovano, i soldi per i concerti e le mostre saltano sempre fuori, i soldi per transennare mezza Ravenna quando il maestro Muti suona al PalaDeAndrè non mancano. Mancano sempre e solo quelli per il resto della città. La candidatura di Ravenna a Capitale Europea della Cultura 2019, ci è costata come costruire due nuove palestre in città. Non siamo più capitale e non abbiamo nemmeno le palestre. Non abbiamo i denari per potare, pulire, asfaltare, decorare e dare servizi. Ma forse i soldi per transennare Ravenna Festival non mancheranno mai. Non è questione di povertà, è solo una questione di scelte politiche.

L’autore - Chi è Marco Guizzardi

Vicepresidente provinciale, Consigliere di Presidenza Nazionale, Responsabile del Team Nazionale Innovazione e Tecnologia, Responsabile Nazionale Ufficio Rendicontazione Coni

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