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Giocare nei cortili è un diritto: basta divieti condominiali

Giocare nei cortili è un diritto: basta divieti condominiali

Il gioco nell’infanzia diventa strumento indispensabile attraverso il quale il bambino entra in contatto con il mondo circostante, compiendo le prime esperienze. In particolare, durante il gioco l’adulto parla al bambino utilizzando il suo linguaggio e ciò facilita la trasmissione di valori, regole ed informazioni.  Giocare è un diritto. Nell’affermarlo, la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ne rileva l’importanza sostenendo che “I bambini hanno diritto di dedicarsi al gioco” (art. 31), richiamando tutti gli adulti ad adoperarsi affinché venga rispettato.

Come si giustifica, quindi, il divieto, che ancora vige in molti condomini italiani, di far giocare i bambini nei cortili? Nei fatti, l’uso del cortile e dei giardini da parte dei condomini, così come in genere di tutte le parti comuni, è fonte di non poche contestazioni. In Condominio si gioca con i bambini, si litiga per i bambini.  Pertanto, al fine di dirimere le controversie condominiali sin dall’origine, si va delineando sempre più la tendenza a ridurre la portata dei giochi infantili nei relativi cortili. E’ la legislazione internazionale, anzitutto, a muoversi nella direzione di allargare il diritto al gioco dei bambini, ritenendo che negare ai bambini il gioco in compagnia dei coetanei si qualifica come atto persecutorio nei confronti della libertà collettiva e del diritto alla socialità.

Il nostro Paese, proprio prendendo spunto dalla normativa internazionale, con la L. n. 176/1991 ha ratificato la Convenzione sui Diritti del Fanciullo del 20.11.1989, la quale all’art. 31 sancisce quanto segue: “Gli Stati riconoscono al fanciullo il diritto al riposo ed al tempo libero, di dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e di partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica“. Sulla scia di tale orientamento, ormai prevalente, alcuni Comuni, tra cui primariamente quelli di Milano e di Torino, hanno finalmente deciso di “liberare” gli spazi condominiali, siano piccoli spiazzi cementificati o giardini piantumati, dai divieti imposti negli anni ’30 che impedivano a bambini e ragazzi di giocare a calcio, ma anche di correre, andare in bicicletta o sui pattini. Praticamente di fare tutto.

A tal proposito l’art. 83 bis del Regolamento di Polizia del Comune di Milano sancisce espressamente quanto segue: “Il Comune di Milano riconosce il diritto dei bambini al gioco e alle attività ricreative proprie della loro età. Nei cortili, nei giardini e nelle aree scoperte delle abitazioni private deve essere favorito il gioco dei bambini, fatte salve le fasce orarie di tutela della quiete e del riposo stabilite dai regolamenti condominiali”.

In senso simile, come detto, il Comune di Torino. Cosa che invece non è ancora accaduta a Ravenna, così come neppure in altri Comuni. Sono molteplici gli episodi in cui, quando qualcuno ci si azzarda a giocare arrivano proteste, persino segnalazioni alle forze dell’ordine. Il risultato sono giardini condominiali desolatamente vuoti e tristemente silenziosi, per volere di una minoranza di persone, pur essendo le palazzine piene di bambini. La giunta Matteucci dovrebbe prendere rapidamente ad esempio la decisione della giunta Pisapia e permettere ai bambini ravennati di crescere giocando sotto casa.

L’autore - Chi è Redazione

Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

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