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Gioco e agonismo, pilastri dello sport educativo

Gioco e agonismo, pilastri dello sport educativo

Chi pratica lo sport non sempre si cura di percepire a pieno i valori ed i significati di ciò che fa: si gioca perché piace giocare o perché si sente l’esigenza di competere, senza porsi tante domande. Ma chi opera con intenzionalità educativa nel mondo sportivo, specie giovanile, sa che i due elementi essenziali dello sport – il gioco e l’agonismo – possono diventare tappe di partenza nello sviluppo integrale della persona. Il gioco è la rivincita dell’homo ludens, cioè l’uomo che si diverte, sull’homo faber, cioè l’uomo che produce; in sintesi, restituire allo sport la sua inevitabile dimensione ludica e promuoverne la gratuità significa aiutare l’uomo a liberarsi dalla morsa dell’utilitarismo, dall’attaccamento idolatrico al lavoro e a ad aprire l’ascolto dello spirito. Favorire l’ingresso del gioco nelle pieghe dell’esistenza è un aspetto non marginale per la realtà del mondo attuale.

E’ la dimensione agonistica del gioco e dello sport che spinge ad andare oltre i limiti delle prestazioni precedenti ed a superare gli avversari. Ma solo una parte dell’agonismo si risolve nel lottare contro gli altri: l’altra, quella maggiore, consiste nel lottare contro i mille volti del negativo, come i raggiri per eludere le regole, i facili vittimismi, le aggressioni verbali verso gli antagonisti, le ribellioni alle decisioni arbitrali non condivise o il ricorso al doping.

Lo slancio agonistico non educato porta alla ricerca del risultato ad ogni costo, a cercare la vittoria come valore assoluto, a giocare “contro” anziché “con” gli avversari e persino a farli apparire come nemici. E’ estremamente provocatorio il fatto che il pensiero cristiano, a volte a torto interpretato come pensiero debole ed accondiscendente, inviti a mete impegnative ed elevate. Eppure proprio questa indicazione può dare alla spinta agonistica il giusto orientamento: trasformarla da semplice ricerca di risultati tecnici, che pure bisogna tenacemente perseguire, a ricerca di traguardi più alti che né giudici di gara o tifosi potranno mai percepire. Gli orizzonti più ampi dello sviluppo integrale della propria persona, fino a arrivare a scoprire il progetto di Dio nelle sfumature delle proprie esperienze ludiche, sportive ed agonistiche, si possono aprire anche grazie alla attività fisica e sportiva.

Ecco perché dovrebbe scomparire una certa visione dello sport, sempre presente in organismi sportivi laici ma talvolta serpeggiante anche fra i cristiani e ancora più spesso nel clero, che esso resti un semplice passatempo, oppure solo un mezzo per togliere i ragazzi dalla strada; è una visione troppo banale e riduttiva, e lo stesso Papa Francesco ha usato parole chiare in questo senso. Di più; se è vero, e lo è, che lo sport è un valore dell’uomo, un luogo di umanità e di civiltà, allora non si deve cedere alla tentazione di pensare che solo un certo tipo di sport educhi: quello non agonistico, quello nella natura, quello senza classifiche, quello senza vincitori né vinti. E’ una tentazione sottile, comprensibile, ma smentita in modo chiaro ogni giorno. L’agonismo può e deve essere fortemente educativo; la vera sfida è saperlo vivere da parte di chi lo pratica e saperlo gestire da parte di allenatori, arbitri e dirigenti preparati.

L’autore - Chi è Marco Guizzardi

Vicepresidente provinciale, Consigliere di Presidenza Nazionale, Responsabile del Team Nazionale Innovazione e Tecnologia, Responsabile Nazionale Ufficio Rendicontazione Coni

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