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Giù i crocifissi: lo sport deve dire ''basta''

La recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, che ha accolto l’istanza di una mamma (Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia, ma residente ad Abano Terme in provincia di Padova) che chiedeva la rimozione del crocifisso dalle scuole pubbliche, deve farci riflettere profondamente, quale frutto di una cultura secolarizzante che tollera i simboli, le moschee e i burka di tutte le religioni ma non accetta più i segni profondi della cultura su cui l’Europa stessa è stata fondata, quel segno della Croce che è l’origine della nostra storia occidentale, ivi compresa quella di quello stesso genitore italiano che ne ha voluto la rimozione. Una cultura che tende a sostituire il culto dei defunti e del loro esempio, con quello delle zucche vuote (in tutti i sensi) del “dolcetto o scherzetto” di insulso significato. Se molti genitori anziché trasmettere l’intolleranza o l’indifferenza verso il crocifisso, ne insegnassero ai propri figli il profondo significato (ammesso che siano persone così profonde da domandarsi quale è) e il senso del “dono di sé”, potremmo sperare in una generazione che prima del rifiuto si interroga e sperimenta. Poiché ancora oggi milioni di giovani, anziché disperdere il proprio tempo tra un aperitivo e una “vasca”, lo donano per fare volontariato, per educare e crescere i figli di quei genitori intolleranti, per assistere quei vecchi, o quei disabili, o quei barboni che quegli stessi genitori guardano con schifo e indifferenza chiedendosi di che razza animale sono. Tutto tende ad essere banalizzato al giorno d’oggi, tutto tende ad essere uniformato ed omologato, dove fede e stupidità si sfidano sempre di più ad armi impari, dove mode ed effimero sostituiscono il vero “profondo” del noi, e dove il significato dell’uomo finisce nel vacuo di una pasticca o nei soldi non più risparmiati per un futuro sereno ma sprecati per l’incerto godimento dell’istante. Credo con grande fermezza che la nostra società stia diventando progressivamente più brutta e più vuota. E all’arrivo di quest’onda di sperpero di valori, il mondo resta indifferente, come se tutto ciò per cui i nostri genitori, i nostri nonni, e in parte anche noi stessi, abbiamo lavorato, combattuto e fatto sacrifici, fosse non tanto la semplice “libertà”, bensì la “libertà di buttare via tutto e del non far niente”. Se oggi i miei poveri nonni potessero vedere come ci siamo ridotti, andrebbero davvero in crisi. La loro fede analfabeta era fatta di cose semplici e concrete, di una vita fatta di cose genuine e vere, di un profondo ed inesauribile senso del dovere e del sacrificio, di lucido esempio per noi bambini. Anche oggi il cristiano è chiamato ad un impegno di testimonianza concreto, reale, difficile. Era forse più facile testimoniare la fede in una società fondata su valori, anche antitetici tra loro, ma molto profondi, ma come sarà farlo in una società che smonta i crocifissi dalle scuole perché “lesivi” dei diritti umani? Chi ha gli attributi per mettersi oggi in gioco per dire “basta” a queste cose? E quando, nell’ultimo Consiglio Nazionale del CSI, dagli amici della Campania si è alzato un “basta”, sono rimasto male. Male, per non essere stato io il primo a dirlo… Ma onore a Napoli e allora sarò il secondo. Non cambia nulla, se dopo di me ci saranno 10, 100, 1000 “basta”. E allora il cristiano esca dal suo ombreggiato guscio di paura (spero non sia di indifferenza) e raccolga quel crocifisso smontato dall’aula e lo appenda altrove. Al muro della casa, al tronco di un albero, o meglio ancora allo spogliatoio di un campo da calcio. Ecco cosa faremo: al prossimo Meeting di Assisi (5-7 dicembre) i Comitati CSI prelevino tanti crocifissi e li portino a casa. Li regalino alle proprie società sportive, perché li appendano agli spogliatoi dei propri campi di calcio o delle palestre. E per ogni crocifisso rimosso se ne appendano due. E per ogni due rimossi, se ne appendano quattro (con buona pace dei commercianti, se ci faranno un po’ di sconto). Questo è ciò che vuole essere il CSI: un ente che testimonia la propria fede nei fatti. Marco Guizzardi (Consigliere Nazionale CSI)

L’autore - Chi è Redazione

Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

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