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Guerrieri: CSI e Parrocchie garanti educazione

Guido Guerrieri è Assessore allo Sport e all’Ambiente del Comune di Ravenna, e ha fortemente collaborato col CSI per organizzare la tappa di “Tracce di Sport” che giungerà, con il suo ‘alfiere’ Andrea Zorzi venerdì a Ravenna. Parliamo con lui di questo appuntamento e di altri temi, in questa intervista eclusiva.

D – Assessore Guerrieri, con questa tappa ravennate di “Tracce di sport” si apre una nuova pagina nel rapporto tra attività sportiva e ambiente, in cui il primo si libera degli stretti confini dell’impiantistica e si riappropria del nostro bel territorio come luogo “alternativo” di socializzazione, sport e salute. Quali sono le sue valutazioni ed i possibili sviluppi nella Ravenna dei prossimi anni?

R – Ravenna ha la grande fortuna di avere un territorio dotato di altissime valenze ambientali, queste sono uno scenario molto suggestivo dove praticare sport, basti pensare ad esempio alla bellezza delle nostre spiagge o pinete dove quotidianamente si recano tantissime persone per correre o passeggiare. Fare attività fisica in questi luoghi offre una dimensione particolare allo sport, arricchendolo di preziose sensazioni che ci vengono offerte dagli scenari circostanti. Si deve recuperare la dimensione dello sport (o gioco) all’aperto come elemento di socializzazione, anche per i più giovani è importante trovare occasioni diverse di incontro, non ci si dovrebbe limitare alla sola attività in seno alle società sportive.

D – Da quanto emerge dal vostro progetto assieme ad Andrea Zorzi e il CSI, il tentativo è quello di sviluppare l’attività sportiva soprattutto attraverso azioni che necessitano invece di una nuova prospettiva culturale piuttosto che grandi investimenti di natura economica. La nostra gente e la nostra politica sono pronte a dare un valore educativo allo sport che sia oggettivo anche al di là dei grandi impianti?

R – I grandi impianti sono importanti tanto quanto i cortili di quartiere dove si gioca e pratica sport a scala diversa. E’ importante oggi riappropriarsi di una cultura dello sport di quartiere, anche come strumento di aggregazione. Non è possibile che esistano bambini che abitano a pochi metri di distanza e non abbiano mai giocato tra di loro; e se questo una volta accadeva in strada, ora dobbiamo recuperare come spazio utile i giardini, i parchi e il verde pubblico di cui sono dotate le nostre città. E visto che il CSI è il promotore di questa bella iniziativa, mi piacerebbe coinvolgerlo direttamente in un progetto che promuova il ritorno a questi spazi. C’è un altro aspetto che mi preme sottolineare, in questo momento di difficilissima congiuntura economica che rende sempre più difficile trovare risorse, lo sport deve rimanere un opportunità e un diritto per tutti; e se in alcuni casi lo sport in società sportive organizzate dovesse diventare un lusso, abbiamo il dovere di fornire comunque delle opportunità di sport ai nostri ragazzi, fosse anche solo la partita al “parchetto” sotto casa, magari organizzata da un volontario di un ente di promozione sportiva.

D – Nella classifica dell’ “Indice di Sportività” delle città italiane, Ravenna è ad un ottimo 24° posto e ben al terzo posto in regione dopo Parma e Bologna; ci premia proprio questo elevato interesse per lo sport individuale e spontaneo, ma gli sport di squadra, il numero degli atleti tesserati, lo sport giovanile e gli impianti sportivi, ci portano molto giù in classifica. Non rischiate di penalizzare ulteriormente le società sportive e di allontanare i giovani dalla socializzazione educativa che al loro interno si vive?

R – Lo sport è un mondo dalle molte sfaccettature, dove non esiste graduatoria di qualità tra spontaneo o organizzato, individuale o di squadra perché ognuno di questi offre delle potenzialità diverse in termini di “crescita individuale e formazione del carattere”, “socializzazione”, “recepimento di valori quali rispetto, disciplina etc…, il singolo sport ideale non esiste, dovrebbe essere individuale ma di squadra, spontaneo ma organizzato, solitario e di gruppo……

D – Da alcuni anni la Pubblica Amministrazione ravennate ha scoperto nei grandi Enti di Promozione gli interlocutori privilegiati in tema di politiche sportive e di collaborazione formativa. Il CSI, oltre allo sport amatoriale giovanile, sta concentrando i propri sforzi per la rinascita degli oratori e la riscoperta delle parrocchie come luoghi educativi ed aggregativi anche sotto l’aspetto ludico-sportivo. Quali sono le sue valutazioni e cosa può fare la Amministrazione della città per favore questo processo?

R – Vedo con molto favore questa idea: come già detto, occorre favorire l’opportunità di praticare giochi e sport in luoghi diversi dal canonico impianto o dalla società sportiva, favorendo tramite l’oratorio parrocchiale il recupero di un senso di territorialità e di appartenenza di quartiere, nonché una multidisciplinarietà delle attività praticate, mai praticare un solo sport ed in un sol luogo. Ho infine un ultima riflessione, mentre le nostre generazioni si formavano autonomamente sulla strada, oggi è forte la richiesta dei genitori dei ragazzi di affidarli a società con allenatori, accompagnatori e/o comunque dei responsabili; ecco che da questo punto di vista Enti di Promozione come il CSI e le Parrocchie possono diventare garanti della presenza di educatori affidabili da un punto di vista etico e morale.

L’autore - Chi è Redazione

Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

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