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I giovani e il doping, un male da sconfiggere

Roma, 26 novembre 2004 – Vincere a tutti i costi. Oltrepassare il limite, apparire più che essere. Nella parola doping sono racchiusi tutti questi concetti, che trasformano gli sportivi in "macchine" e rendono lo sport una "malattia" difficile da sconfiggere. Farmacie come supermercati, medici come droghieri e atleti clienti di un sistema marcio. Le cronache sono piene di sequestri di medicinali e di squalifiche eccellenti in tutti campi: dal ciclismo, al calcio, passando dall'atletica al nuoto e quant'altro. Alla base di tutto c'è un'informazione latente, che lascia i giovani in balia di fantomatici medici e dirigenti senza scrupoli pronti ad anteporre il risultato alla salute di ragazzi ingenui e mal consigliati. Così, l'Associazione sportiva Elios Arti Marziali ha deciso di promuovere 3 incontri, in altrettanti istituti scolastici della Capitale, dal titolo "Insieme per vincere. Lotta al doping". Gli incontri, patrocinati dall'Osservatorio per la Tutela dello Sport e dalla Regione Lazio, si sono conclusi al liceo classico "Giulio Cesare", dopo quelli tenuti all'I.T.C.G "Leonardo Da Vinci" e al liceo scientifico "Cavour". Durante l'ultimo confronto con i ragazzi, Luca Massaccesi, capitano azzurro della nazionale di Taekwondo e terzo classificato alle Olimpiadi di Barcellona nel 1992 (unica medaglia italiana in questa disciplina), ha spronato gli studenti, affollati nell'Aula Magna dello storico liceo romano, affinché non antepongano il risultato a tutto: "Si deve vincere senza scorciatoie – ha detto Massaccesi – Questo è il massimo risultato che si può ottenere. Dovete scegliere obiettivi alla vostra portata e cercare di raggiungerli con i vostri mezzi", è il consiglio dato dal 5 volte campione italiano. Marco Angeleri (psicologo) ideatore del progetto "Sport Insieme" e responsabile del Centro Alternativo alla Detenzione della Fondazione Villa Maraini, ha voluto sottolineare come ormai il doping sia sempre più equiparabile alla tossicodipendenza, almeno per quanto riguarda le modalità di assunzione: "Certo, doparsi o assumere dell'eroina sono cose ben distinte, ma si somigliano nei meccanismi di assunzione. Ad esempio, quando si comincia, per entrambi, è difficile smettere. Anzi, si aumenta sempre di più". Ma cosa spinge i giovani, anche di 14-15 anni, ad assumere sostanze proibite? "Ormai ci si dopa non per vincere, ma per non perdere – spiega Paolo Serapiglia, segretario generale dell'Osservatorio per la tutela dello Sport (Onlus) – Si fa per apparire. In uno dei nostri incontri – racconta Serapiglia – gli studenti ci hanno detto che sono bombardati in televisione da figure come quella di Costantino ("creazione" di Maria De Filippi), e uno pensa di doversi omologare a tutti i costi magari cercando delle scorciatoie. E' la stessa cosa che succede con le modelle anoressiche, con le giovani che smettono di mangiare per emulare le loro coetanee belle e famose". Serapiglia, che ha anche annunciato la prossima uscita (2005) di un giornale denuncia dell'Osservatorio (una sorta di "Striscia la notizia" cartaceo), ha spiegato qual è il vero problema del doping: "Ormai non c'è più un luogo dove i ragazzi si possono avvicinare più facilmente a certi prodotti. Li trovano ovunque, non solo nelle palestre. La vittoria facile interessa tutti. Però quello che non possiamo accettare è che i cattivi consiglieri siano tra le istituzioni sportive. Che il ragazzo possa incontrare in discoteca il venditore di pasticche ci può anche stare, ma non che questi si annidino tra i medici sportivi e tra i dirigenti che per avere i soldi dalle federazione cercano la vittoria a tutti i costi". E l'ultima stoccata del segretario generale dell'Osservatorio per la tutela dello Sport è per le istituzioni: "Il nostro Stato – accusa Serapiglia – non può tutelare la salute dei cittadini facendo una legge sul doping dove al primo articolo cita la lista delle sostanze vietate dalla Wada (World Antidoping Agency). La Wada non ha nulla a che vedere con i cittadini italiani, è un ente voluto dal Cio. Può uno stato può basare la tutela dei cittadini sull'emanazione di una federazione sportiva? Io dubito fortemente", ha concluso Serapiglia chiedendosi "come sia possibile che alcune sostanze considerate dopanti oggi, vengano depennate domani come se non fossero più considerate doping". (L'osservatorio per la tutela dello Sport ha anche istituito un numero verde – 800090153, attivo tutti i giorni dalle 8.00 alle 20.00 – di tutela a tutti quegli atleti che, per ragioni diverse, si sono trovati o si trovano in situazioni di disagio nel rapporto con le istituzioni sportive).

L’autore - Chi è Redazione

Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

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