Il CSI fa “scuola” sulle politiche sportive

Siamo ormai alla vigilia dell’arrivo di Andrea Zorzi e dello staff di Tracce di Sport nella nostra città, previsto per domani mattina. Ne parliamo con il Presidente del CSI di Ravenna, Andrea Lami.

D – Presidente Lami, il CSI ha scelto la città di Ravenna come tappa regionale per questo secondo tour di “Tracce di sport”. Come è caduta la scelta proprio sulla nostra città?

R – Le ragioni sono diverse: da un lato il nostro Comitato ha dimostrato negli anni di saper esprimere, pur nelle sue piccole dimensioni, grande affidabilità e professionalità in ambito organizzativo. Ma ha certamente pesato anche il fatto che Ravenna, nel famoso “Indice di Sportività” delle città italiane, è giunta ben al 24° posto e al 3° in regione, prima delle altre province romagnole. E non dimentichiamo che quest’anno ricorrono i 65 anni dalla nascita del Campionato Italiano di pallavolo, sorto nel 1946. Quel primo scudetto fu vinto dalla Robur Ravenna e tutti conosciamo il legame tra Andrea Zorzi e la pallavolo… Tra le città che hanno costruito la storia sportiva del nostro Paese, Ravenna ha sicuramente scritto le più belle pagine del volley nazionale.

D – La giornata di “Tracce di sport” inizierà con un incontro con gli studenti delle scuole superiori. Quali saranno i messaggi che volete trasmettere ai giovani di Ravenna?

R – Porteremo agli studenti un personaggio come Andrea Zorzi, che racconterà loro la sua esperienza sportiva e professionale, mettendo in luce i valori formativi ed educativi dello sport e sottolineando come l’attività sportiva possa, a certe condizioni, rappresentare un’opportunità unica per conoscere il proprio corpo e la propria fisicità, sperimentare una dimensione positiva del concetto di competizione ed imparare a confrontarsi con gli altri e con i propri limiti. Sono valori educativi fondamentali non solo nello sport, ma nella vita futura di questi giovani. La nostra è una società che si sta proiettando verso la superficialità e le facili scorciatoie; vogliamo iniziare ad invertire la rotta e a tornare a trasmettere i veri valori dell’uomo.

D – Cosa ti aspetti possa sorgere dal confronto con le Istituzioni locali sul binomio sport/ambiente?

R – Lo sport, ripensato come una funzione rilevante della qualità della vita della nostra città, può contribuire alla riappropriazione dello spazio pubblico da parte dei cittadini, favorendone la salute, il benessere e ricostruendo un legame più stretto con il territorio. Questi sono i valori su cui si baserà il confronto con le Autorità locali, grazie anche alla sensibilità dell’Assessore Guerrieri, che ha la delega sia allo sport che all’ambiente. Da questo confronto sono certo che nascerà una più concreta sensibilità verso una nuova “cultura sportiva”: prima di esigere o di spendere soldi per lo sport, dobbiamo acquisire un nuovo modo di pensarlo come parte integrante della persona umana. Ci si accorgerà, allora, come quelle poche risorse disponibili sono molto importanti ma possono essere spese in modo molto più fruttuoso per la nostra società.

D – Il CSI di Ravenna da sempre, e soprattutto nell’ultimo decennio, ha acquisito il ruolo di autorevole interlocutore della società civile, della Chiesa, del mondo della scuola e delle Amministrazioni locali, non solo sotto l’aspetto sportivo, ma soprattutto sotto quello educativo e politico. E’ questo il ruolo che il maggior Ente di Promozione si ritaglierà nel futuro del Paese e del nostro territorio?

R – Il CSI è il più diffuso Ente di promozione in Italia, ed anche il più “antico”. Attraverso le nostre strutture, le nostre attività e le nostre iniziative, sono passati non solo milioni di italiani, ma anche migliaia tra i dirigenti dello sport nazionale. Il CSI ha sempre fatto “scuola” sotto l’aspetto delle politiche sportive. Se oggi tutti i territori hanno l’Assessorato allo sport, lo si deve al grande convegno nazionale di 50 anni fa su “Sport e Comune” organizzato proprio dal CSI e che l’anno prossimo si ripeterà a distanza di oltre mezzo secolo. Il CSI è vicino alla gente comune, ai giovani, alle piccole società sportive, al mondo degli insegnanti e dei genitori, all’universo degli educatori e delle parrocchie. Da qui nasce la nostra sensibilità alle tematiche sociali, ma da qui nasce anche la nostra autorevolezza culturale ed educativa. Questo ruolo l’abbiamo sempre avuto e lo avremo sempre, perché è vero che gli Enti nascono per organizzare lo sport, ma se ad esso non danno un valore sociale ed educativo, alla nostra società civile servono a ben poco. Ecco perché, dopo un secolo di vita il CSI ha una platea di pubblico impressionante ed è ancora in costante crescita.

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