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In 4000 i podisti a Roma in ricordo di Miguel

ROMA – Delle manifestazioni sportive, soprattutto quelle che vedono in gara atleti di un certo prestigio, si è soliti parlare in maniera strettamente tecnica. Di chi ha vinto e di come l’ha fatto, di quanti sono partiti e quanti sono arrivati. Poi magari c’è anche un po’ di colore, le storie personali dei protagonisti, quelle curiosità di cui i giornali sono ghiotti, tanto per rendere l’articolo più gradevole. Ma quando ci si trova di fronte la Corsa di Miguel, la situazione si ribalta completamente. La cronaca in una riga: record di partecipanti battuto (4000 circa fra competitiva e non competitiva); classifiche dominate dai portacolori delle Fiamme Gialle. Punto. Nessuno lo ha visto fisicamente, ma tutti quelli che hanno percorso i 10,3 Km da e per lo stadio dell’Acquacetosa, ne hanno sentito il fiato sul collo, ne hanno sentito l’odore, lo hanno visto sfilare di fianco col suo passo regolare. Era Miguel Sanchez: impiegato di banca, poeta e maratoneta. Poi qualcuno ha deciso di affibbiargli l’etichetta di sovversivo, scrivendone la condanna a morte. Era il 1978, era l’Argentina, l’Argentina governata e massacrata dalla dittatura militare. Miguel è sparito nel nulla insieme ad altri 30.000, i cosiddetti desaparecidos. Sono passati 28 anni, ma di Miguel abbiamo ancora tanto bisogno di tenerne vivo il ricordo e l’esempio. Essere in tanti, sempre di più, ai nastri di partenza ed essere consapevoli per che cosa si sta correndo, significa che nello sport c’è ancora spazio per i valori. Ed è anche per questo che il Comitato CSI di Roma ha dato il proprio sostegno alla Corsa, e lo da ormai da tanti anni.

L’autore - Chi è Redazione

Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

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