Home | In Terra Santa lo sport del Csi per la Pace

In Terra Santa lo sport del Csi per la Pace

ROMA – Circa duecento atleti israeliani, palestinesi e italiani hanno corso la maratona Gerusalemme-Betlemme, dedicata a Giovanni Paolo II, che ha unito insieme una sessantina di atleti italiani, cinquanta palestinesi e una venticinquina di israeliani. Gli atleti, tra i quali gli olimpionici Andrea Zorzi e Roberto Masciarelli ed il pallavolosta ravennate Stefano Margutti, protagonisti il giorno prima del ''Peacevolley'' (nella foto), si sono riuniti davanti all'ospizio vaticano di Notre Dame a Gerusalemme est da dove è cominciata la corsa di una decina di chilometri. Al check point gli atleti israeliani hanno consegnato la torcia della maratona a quelli palestinesi che l'hanno portata fino a Betlemme, davanti alla Basilica della Natività, dove si è conclusa la corsa. Lo sport per abbattere i muri. Non solo quelli di cemento armato o filo spinato, ma anche quelli dell'odio, della violenza e della guerra. Per il terzo anno consecutivo ci hanno provato gli atleti del Centro Sportivo Italiano, arrivati in Terra Santa grazie all'Opera romana pellegrinaggi e all'ufficio turismo e sport della Conferenza episcopale italiana. Prima una partita di pallavolo tra italiani, tra cui molti ex nazionali, e una rappresentativa di atleti arabi ed ebrei, per cominciare a sottolineare che anche lo sport può dare il suo contributo alla pace. Alla fine della gara, in pochi pensano al risultato (''padroni di casa'' vittoriosi al quinto set). Quello che conta è il pomeriggio trascorso insieme. ''Attenzione!'', avverte però Andrea Zorzi, ex campione italiano che si è speso molto per organizzare l'amichevole. ''Attenzione a pensare che lo sport possa essere una strada diretta verso la pace, perchè la pace si fa in altri luoghi, con altre modalità. La fanno forse la politica, l'economia e la riduzione delle contrapposizioni di carattere storico''. ''E' una maratona dedicata a un uomo che è vissuto per la pace fino alla fine e che ora sicuramente prega per noi e per tutto il mondo, Giovanni Paolo II''. Lo ricorda spesso Paola Saluzzi, ''madrina'' dell'iniziativa. Vorrebbe avere il fiato per correre tutti gli undici chilometri che separano Gerusalemme da Betlemme, ma accetta volentieri più volte un passaggio dai mezzi di servizio. ''Questa corsa unisce persone di diversa provenienza – commenta il nuovo nunzio apostolico di Terra Santa, monsignor Antonio Franco – in qualcosa che è una competizione non per ammazzarsi l'un l'altro, ma per emularsi, per fare del bene, cioè raggiungere uno scopo nobile''. L'arrivo al check point dei militari israeliano, lungo il muro di cemento armato, è sempre un momento dal retrogusto amaro. Un giovane militare ricorda con fare imperioso che i suoi connazionali israeliani non possono oltrepassare il varco. ''Noi non possiamo andare a Betlemme'', commenta con tristezza uno dei maratoneti che hanno già corso le due precedenti edizioni. Qualche metro in più lo strappa ai militari Ben Hur, uno degli organizzatori della maratona per conto del ministero israeliano del Turismo. E al momento della separazione si lascia sfuggire una battuta forse fin troppo ottimistica. ''Il prossimo anno tutti potranno andare dall'altra parte, senza problemi. Magari con il Papa, che guiderà la maratona. E' un sogno che vorremmo realizzare, così importante come ciò che stiamo facendo ora''. ''Per me – confessa con un pò di amarezza un altro degli atleti israeliani – il sogno è che qui non ci sia alcun muro e che non ci sia alcuna attività terroristica''. Le voci che inneggiano alla pace si fanno più grosse. Diventano grida. Specie quelle di monsignor Liberio Andreatta, dell'Opera romana pellegrinaggi, grande animatore della maratona insieme a monsignor Carlo Mazza della Cei, a Edio Costantini del Csi e all'infaticabile padre Ibrahim Faltas, il francescano dell'assedio alla Natività, che corre con la tonaca dal check point fino al cuore di Betlemme. Le ultime voci, sulla piazza della Mangiatoia, sono quelle degli atleti italiani e dei palestinesi. ''Vogliamo portare la pace in tutto il mondo'', si lascia sfuggire un ragazzo diciottenne di Betlemme. ''Forse non ci riusciremo, ma almeno vogliamo provare!''. E l'ideale sarebbe cominciare proprio da qui.

L’autore - Chi è Redazione

Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà reso pubblico. I campi contrassegnati sono obbligatori *

*

BIGTheme.net • Free Website Templates - Downlaod Full Themes