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Lo sport come itinerario educativo

Lo sport come itinerario educativo

L’educazione può definirsi come l’itinerario che il soggetto educando, individuo, gruppo o comunità che sia, compie con l’aiuto dell’educatore o degli educatori, verso un dover essere, un fine che si ritiene valido per l’uomo e per l’umanità. In questa prospettiva vi possono essere percorsi diversi di questo itinerario, capaci accompagnare il singolo o un gruppo per un tratto di esistenza o per l’esistenza intera: l’arte, il lavoro, la ricerca, la natura, la malattia ed il dolore, l’amicizia e gli affetti e così via. Ciascuno di questi o di altri itinerari educa: così lo sport. E proprio ad esso si tende unanimemente a conferire una valenza pedagogica particolare, ritenendolo “componente essenziale della nostra società” , capace di trasmettere “tutte le regole fondamentali della vita sociale”  e portatore di valori educativi fondamentali quali “tolleranza, spirito di squadra, lealtà” .

Forse però ci si dimentica che lo sport non ha affatto accompagnato l’intera storia dell’uomo visto che per secoli non ve ne è traccia: la caduta della civiltà greca, che portava nel suo sangue l’agonismo atletico, accanto al dibattito acceso anche in campo filosofico, unificati dallo sfondo di culto che era alla base di entrambi, coincise “con il declino dello sport quale attività pubblica tenuta in onore”  ed i giochi inventati nel Medioevo furono tutto sommato episodi elitari e forme locali. Solo verso la fine del XVIII secolo e l’inizio del successivo il progresso e la civilizzazione portarono ad una trasformazione antropologica che puntava, idealmente, a far rinascere il modello ellenico. In realtà la spinta più diretta allo sviluppo dello sport moderno è venuta dalla politica e dall’industria, le due espressioni più caratteristiche della modernità, di cui lo sport, come oggi è inteso, è una conseguenza: senza le pressioni del nazionalismo e del tornaconto economico forse lo sport moderno non sarebbe mai sorto. Espressione dunque della modernità esso ne esprime indubbiamente anche la controtendenza  in quanto fa affiorare standard di comportamento primordiali, fisici, palesemente arcaici, sprigionando energie elementari. Quando un secolo fa sono apparsi evidenti i primi dubbi sulla assoluta positività dell’evoluzione della civiltà umana si è verificato un rovesciamento della gerarchia dei valori fissati dalla razionalizzazione con la conseguente ascesa del gioco come forma di compensazione (giocare, perdere tempo, sfuggire alla redditività), come attività de-routinizzante  e come valvola di sfogo dell’innato bisogno di affermarsi.

Eppure anche se lo sport sembra risolvere dei problemi esso stesso non ne è privo, e va coltivando in sé pericolose ed incontenibili tendenze che ne inquinano il valore: la quotidianizzazione, l’eccessiva spettacolarizzazione, la violenza, il doping. Oltre al rischio di soggiacere, se non addirittura di contribuire, alla idolatria ed alla mercificazione del corpo: il giustificato obiettivo del raggiungimento del benessere fisico, meta possibile grazie allo sport, rischia di porre la buona condizione fisica come fine anziché come strumento per una salute più globale della persona intera. La chimera dell’eterna giovinezza riduce la forma fisica a mera condizione per fruire delle offerte della società dei consumi . E’ dunque giustificato considerare lo sport itinerario educativo e, come alcuni affermano, persino itinerario educativo privilegiato?

Paolo Crepaz

Medico e giornalista sportivo

 Fonte: Sportmeet.org

L’autore - Chi è Redazione

Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

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