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MinLav: allenatori e istruttori non è un lavoro

Con la nota n. 37 del 21 febbraio scorso, la Direzione Generale per l’attività ispettiva del Ministero del lavoro, preso atto della funzione sociale delle società e associazioni sportive dilettantistiche, invita infatti gli uffici periferici a non effettuare ulteriori controlli sui rapporti che gli enti di cui all’art. 90 della L. n. 289/2002 hanno instaurato con soggetti che percepiscono compensi per prestazioni sportive dilettantistiche.

Attualmente i compensi per esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche sono collocati nella categoria dei “redditi diversi” (art. 67, comma 1, lett. m TUIR). Da tale assunto (“sono redditi diversi se non costituiscono redditi conseguiti nell’esercizio di arti o professioni né in relazione alla qualità di lavoratore dipendente”) deriva il non assoggettamento a contribuzione previdenziale ed assistenziale nonché a tutti gli adempimenti tipici di rapporti di lavoro (iscrizione nel LUL, comunicazione al Centro per l’impiego etc.).

Per poter applicare detto regime (c.d. “€ 7.500”) è dunque necessaria una preliminare valutazione “negativa” – ovvero la mancata sussistenza dei requisiti tipici della subordinazione o configuranti lavoro autonomo-professionale – prima della verifica “in positivo” della sussistenza del requisito soggettivo (riconoscimento CONI) e di quello oggettivo (prestazioni svolte nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche o nell’ambito di collaborazioni amministrativo-gestionali di natura non professionale).

Una simile situazione ha finalmente indotto il Ministero del Lavoro ad intervenire con lettera circolare n. 4036 del 21 febbraio 2014 con l’intento di fornire ai propri Uffici alcune indicazioni operative che possono così essere riassunte:

  1. Viene ribadito che il CONI è – ex lege – l’unico organismo certificatore dell’attività sportiva dilettantistica svolta da soggetti senza scopo di lucro ed assoggettati alle stringenti normative dell’ordinamento statale e di quello sportivo.
  2. Dopo le formali prese d’atto da parte dell’ENPALS (circ. 18/09) e dell’Agenzia delle Entrate (ris. 38/2010) giunge anche quella esplicita da parte del Ministero che sottolinea che nell’ambito dei rapporti di collaborazione instaurati con ASD/SSD, nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche di cui all’art. 67, comma 1, lett. m) TUIR – ai sensi dell’art. 35, comma 5, del D.L. n. 207/08, convertito dalla L. n. 14/09 – sono comprese “la formazione, la didattica, la preparazione e l’assistenza all’attività sportiva dilettantistica”. L’accezione di “attività sportiva” è pertanto ampia e da non ricondurre esclusivamente a quella agonistica o ad essa preparatoria.
  3. Le future verifiche si concentreranno sulle realtà sportive imprenditoriali non iscritte al Registro CONI ma, anche d’intesa con l’INPS, il Ministero si farà promotore di “una graduale introduzione di forme di tutela previdenza” in favore di chi opera in ambito sportivo dilettantistico.

La nota ministeriale va senz’altro salutata con favore ma vanno a nostro avviso evitati certi toni trionfalistici già colti dopo l’interpretazione autentica del legislatore avvenuta nel 2009 (c.d. “milleproroghe”). C’è, e non lo si nega, una importante presa di coscienza da parte del Ministero ed anche una certa presa di distanza nei confronti del modus operandi di qualche Direzione Territoriale ma il dettato normativo non è mutato. Solo se si esclude che una prestazione possa essere di lavoro subordinato o autonomo potrà rientrare nel noto regime agevolativo. Le scorciatoie interpretative non devono essere ricercate dagli organi ispettivi né dai dirigenti sportivi anche perché ci portiamo appresso il “peccato originale” di non avere un inquadramento giuslavoristico ma solo fiscale. Ed è questo il motivo per cui la circolare ministeriale conclude affermando che non si potranno comunque arrestare le ispezioni congiunte con l’Agenzia delle Entrate – tese alla verifica dei presupposti per il riconoscimento CONI e la conseguente applicazione del regime agevolativo – né le verifiche finalizzate all’individuazione di rapporti di lavoro subordinato che, sempre più spesso, sono attivate a seguito di segnalazione degli stessi collaboratori.

Il Ministero ha apprezzabilmente invitato alla prudenza i propri organi di vigilanza ma ha, al contempo, auspicato un pronto intervento legislativo per dare tutele a dei lavoratori che ne sono attualmente sprovvisti. Non potendo considerare lo Sport una zona franca – pur con tutte le specificità ed atipicità rispetto ad altri settori – non si potrà “abbassare la guardia” sino alla completa definizione del quadro normativo.

Avv. Ernesto Russo
(Studio legale Martinelli-Rogolino – Bologna)

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Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

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