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Morto Candido Cannavò, mito della Gazzetta

MILANO – Candido Cannavò è morto. Se n'è andato questa mattina alle 8.48 alla clinica Santa Rita di Milano dove era stato ricoverato giovedì scorso a seguito di una emorragia cerebrale devastante che lo aveva colto proprio mentre era nella sede della Gazzetta, in via Solferino a Milano. Aveva 78 anni e al suo capezzale in queste ultime disperate ore, ha avuto la moglie Franca e i tre figli Alessandro, Marilisa e Marco, ma fuori da quella camera d'ospedale in realtà centinaia di migliaia di suoi lettori facevano il tifo per lui, come testimoniato dai tanti messaggi pervenuti sulle pagine di questo sito. Per commemorarlo oggi si fermerà per un minuto tutto lo sport italiano. Impeccabile professionista, fu chiamato nel 1981 dalla Gazzetta che lo volle vicedirettore, poi condirettore, fino a succedere il 12 marzo 1983 a Gino Palumbo come direttore responsabile della ''Rosea''. La realizzazione di un sogno, tra l'altro accolto dalla redazione con applausi a scena aperta. È rimasto in carica 19 anni, fino al 12 marzo 2002, quando è stato sostituito da Pietro Calabrese. Strano il destino: esattamente diciannove anni dopo quegli applausi scroscianti. Un vero record. Quando Cannavò prese in mano il timone, La Gazzetta dello Sport era già un fenomeno sociale che si consolidò come maggiore giornale italiano. Il 13 marzo di quell'anno tornò regolarmente al lavoro, perché di andarsene in pensione non ne aveva voglia. Divenne così l'opinionista per eccellenza con le rubriche Candidamente e Fatemi capire. Continuò a seguire il Giro d'Italia e non si perse un'Olimpiade: pane quotidiano. Correndo da una tappa all'altra, ritirando premi e riconoscimenti in tutta Italia. Sempre di corsa. Da vero mastino della notizia. Fantasia fervida: nitida. Sempre al lavoro. Per scrivere Una vita in rosa, Libertà dietro le sbarre, E li chiamano disabili, Pretacci. Storie di uomini che portano il Vangelo sul marciapiede, a sottolineare che oltre allo sport esistono problemi quotidiani che graffiano il cuore. Come sottolineato nel suo ultimo appuntamento con Fatemi capire del 19 febbraio, in cui, trattando il dramma di Marassi ha scritto: ''…Ora preghiamo il Cielo perché quel tifoso si salvi''.

L’autore - Chi è Redazione

Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

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