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Non basta un Ministero per cambiare lo sport

ROMA – A pensarci bene, aver accorpato in un unico Ministero le competenze per le politiche giovanili e per le attività sportive è stata certamente una bella cosa, ma ora tocca vedere se le due materie verranno considerate cose affini o questioni integrate. La distinzione c’è, ed è importante: nel primo caso la pratica delle attività sportive è vista come uno stile di vita particolarmente gradito alle giovani generazioni, ma comunque un’opportunità che i minori possono cogliere o non cogliere; nel secondo diventa uno strumento che va inserito, con pieno titolo e dignità, e in modo appunto integrato, nel portafoglio dell’offerta formativa che lo Stato mette a disposizione di ogni giovane cittadino. Il Csi è naturalmente incline a questo secondo modo di concepire il ruolo dello sport. Con i giovani d’oggi il problema non è soltanto di farli crescere con la schiena dritta e un corpo armonioso. Altrettanto urgente, se non di più, è riuscire a farli crescere innammorandoli della vita, consegnandoli ad una cultura che guardi all’esistenza come un dono da vivere in pienezza. Uno sport che alleni la velocità o la destrezza, ma non concorra a liberare i ragazzi delle ragnatele della fragilità, della solitudine, dell’assenza di valori portanti, non è poi una cosa così rilevante da meritarsi un Ministero tutto suo. L’attenzione istituzionale, invece, diventa necessaria se si mira a costruire uno sport giovanile di qualità, che non sia solo fitness, moda, consumo, fai da te. Credo non si faccia torto ad alcuno se si afferma che in Italia attualmente i quattro quinti dell’offerta sportiva giovanile pensano a tutto meno che a costruire opportunità educative. Perciò non ci stancheremo mai di ripetere che solo una politica pubblica ''forte'' può trasformare l’orizzonte odierno dello sport giovanile, indirizzandolo verso mete formative che incidano davvero nella costruzione dei buoni cittadini di domani. Confidiamo che i tempi siano maturi perché tale politica si concretizzi, cominciando dalla scuola primaria. Il Csi, dal canto suo, fa bene a non fermarsi ad aspettare. Uno sport educativo che diventi parte integrante delle politiche giovanili è in parte ancora da elaborare sul piano dei progetti, dei modelli organizzativi, della programmazione. Perciò il compito dell’operatore Csi è analogo a quello del corridore che tira il gruppo su una strada di montagna: faticosissimo ma esaltante, perché da esso dipende l’esito intero della corsa. di Edio Costantini (Presidente Nazionale Csi) (Nella foto: il Ministro dello Sport Giovanna Melandri al ritiro della Nazionale Azzurra)

L’autore - Chi è Redazione

Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

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