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Registro delle società: il gioco vale la candela

Dall’inizio della stagione associativa 2005/06 qualsiasi società sportiva si voglia affiliare al Centro Sportivo Italiano ha l’obbligo di iscriversi contestualmente al registro nazionale delle società sportive dilettantistiche, istituito presso il CONI con legge del 2004. La novità non è del tutto indolore, poiché costringe società sportive, comitati territoriali e struttura nazionale ad una serie di passaggi burocratici che richiedono tempo e pazienza. Sono però dell’idea che il gioco valga la candela. Non tanto perché l’iscrizione al registro costituisce il viatico necessario per godere delle facilitazioni previste dalla legge sulle società sportive dilettantistiche, quanto perché il settore ha bisogno urgente di chiarezza. Quante siano in Italia le società sportive di base, dove siano dislocate, a chi siano affiliate nessuno può dire di saperlo davvero, tant’è che le ricerche di settore e le proiezioni statistiche sparano cifre che oscillano tra le 70.000 e le 120.000, con una forbice davvero troppo ampia per essere credibile. Nel mondo dell’associazionismo di promozione sportiva, però, non tutti sono d’accordo sul registro: qualcuno si oppone perché contesta che il ruolo di “guardiano” dell’albo sia affidato al CONI, altri preferirebbero non rivelare la mappa delle loro società, altri ancora non sono abbastanza attrezzati per accollarsi anche questo gravoso compito. Un mix di motivi che ha spinto tutti gli enti di promozione, eccetto il CSI, a chiedere al CONI di soprassedere per ora all’avvio del registro. Il CSI ha scelto una strada differente: non solo ritiene necessario e urgente introdurre il registro, ma ritiene anche che l’efficacia di tale strumento vada sostenuta con verifiche puntuali effettuate dal CONI, le quali comprovino la corrispondenza tra dati dichiarati e dati effettivi. Ciò in quanto il CSI ama stare dentro le regole certe, e ancor più perché ritiene che chiedere – come esso fa – un sostegno pubblico allo sport di servizio sociale comporti poi un obbligo di massima trasparenza. Ogni possibile sviluppo e credibilità dello sport per tutti, o “sport sociale” come qualcuno ama definirlo, dipende dalla serietà delle scelte, dal rigore e dalla responsabilità dei controlli. Nei giorni scorsi tutte queste cose ho avuto modo di dirle al presidente del CONI, Gianni Petrucci, che mi è sembrato convenirne. L’augurio e la speranza è che le prime verifiche arrivino a vedere la luce già nell’estate del 2006. Edio Costantini (Presidente Nazionale CSI)

L’autore - Chi è Redazione

Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

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