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Siete sicuri di essere “sicuri”?

Siete sicuri di essere “sicuri”?

Nel dicembre 2010 il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Crimi, emanò un decreto sulla assicurazione obbligatoria per gli sportivi dilettantistici, dettando norme, regole e parametri minimi. Un grande passo etico, salvo poi, come tutte le leggi italiane, essere disatteso soprattutto da una parte del mondo sportivo “privato” che, puntando al lucro, evita di sprecare soldi in assicurazioni, così come fa con i certificati medici che in molte palestre non vengono MAI richiesti, magari facendosi firmare una inutile “liberatoria” che dà allo sportivo la errata convinzione che, firmata quella, si risparmia qualche soldo anche a costo di non poter richiedere un risarcimento. Non è così; le liberatorie non hanno valore legale e la legge è sempre valida, per tutti.

Ma anche laddove si fanno le tessere assicurative la situazione è alquanto incerta. Spesso si va dal primo Ente di Promozione Sportiva o dalla prima Federazione e si sottoscrive la “tessera assicurativa” per se e per i propri associati. Poi si esce con la convinzione di aver comperato un prodotto uguale a quello proposto dagli altri. Poi, magari dopo anni, si scopre che le garanzie assicurative non erano proprio uguali. Si scopre che un altro Ente magari ti offriva allo stesso prezzo o forse anche meno, una polizza più completa con coperture che qui avresti dovuto dovevi pagare a parte. Si scopre che ti veniva fatta pagare a prezzo alto una polizza così inconsistente che in altri Enti costava meno della metà e nemmeno spingevano più di tanto perché non copriva bene i rischi. Si scopre, insomma, di essere stati superficiali e di essersi lasciati sfilare tanti soldi per ottenere poco o nulla.

Si scopre che tanti sci club pagano una tessera che non copre gli infortuni sulla neve. Si scopre che tante società di arti marziali pagano tessere che escludono le arti marziali. Si scopre che si pagava 10 euro ciò che un altro Ente si vergognava a farti pagare 4 euro. Si scopre che in un campionato amatoriale di calcio ci sono meno garanzie che in un altro. Si scopre che una tessera federale costa quanto quella di un Ente ma non dà le stesse coperture. Insomma, la domanda è ovvia: le società sanno cosa comprano? Hanno mai letto le varie polizze? Le hanno mai confrontate tra di loro, compresi i costi? Hanno mai cercato di capire se ciò che pensavano di avere, alla fine l’avevano davvero? Insomma, cari dirigenti di società, siete veramente sicuri di essere….”sicuri”?

Il tema delle assicurazioni infortuni nello sport è un tema “caldo”. I dirigenti di società anziché comprare il primo prodotto e poi fare gli scongiuri, farebbero meglio a guardare dentro le cose con attenzione. Perché fino a che non capita nulla, tutto è a posto; ma gli incidenti succedono, piccoli o grandi che siano, tutti i giorni. E quando gli incidenti sono rilevanti allora nascono i problemi e si vedono le differenze… Come associazione, il Csi da sempre ha avuto una maniacale attenzione alle polizze e alla sicurezza dei propri tesserati, spesso correndo il rischio di andare fuori mercato perché proponeva tessere “ordinarie” migliori delle “straordinarie” di tanti altri, ma facendole pagare così poco da sembrare quasi un prodotto scarso. Perché il prezzo onesto e giusto spesso è stato interpretato come sinonimo di bassa qualità e un prezzo alto come sinonimo di alta qualità, alla insegna del detto “se lo fanno pagare così caro vuol dire che sarà buono”. Ma sono finiti gli anni delle vacche grasse e adesso molti iniziano a guardare anche i dettagli; chissà che questa malefica crisi economica non porti tra i suoi effetti, anche qualche risvolto positivo, fatto di persone meno superficiali e più attente alle cose che contano davvero.

L’autore - Chi è Marco Guizzardi

Vicepresidente provinciale, Consigliere di Presidenza Nazionale, Responsabile del Team Nazionale Innovazione e Tecnologia, Responsabile Nazionale Ufficio Rendicontazione Coni

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