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Sport e salute: ancora un morto nel calcio

ROMA – Aveva solo 16 anni, ma un infarto è stata la causa della morte di G.C. il ragazzo deceduto venerdì a Roma in un campo di calcetto, mentre si allenava con la sua squadra, il Real Tor Sapienza. Lo ha stabilito l'autopsia che ha tenuto conto anche del fatto che da piccolo, il ragazzo fu sottoposto a un intervento per correggere un soffio al cuore. Ora è da verificare la responsabilità dei medici che gli hanno consentito la pratica sportiva. Secondo l'autopsia compiuta dal medico legale Antonio Grande quindi c'era una sofferenza cardiaca. La perizia medica sarà fondamentale, ora, nelle indagini del pm Adelchi D' Ippolito che, sulla vicenda ha aperto un fascicolo, con il sospetto che vi sia il reato di omicidio colposo. Il procuratore si concenterà quindi sul ruolo dei medici che hanno rilasciato al giovane i certificati di idoneità alla pratica sportiva. Il ragazzo era tesserato per una squadra FIGC e quindi avrebbe dovuto essere in possesso del certificato agonistico. Da qui l'importanza, per tutti i responsabili dei gruppi sportivi, di seguire scrupolosamente le normative relative alla tutela sanitaria ed ''esigere'' il certificato medico da tutti prima di farli scendere in campo. Va da sè, che bisogna anche selezionare l'ambulatorio dove le visite mediche sono le più accurate; ma anche cercare di far capire ai giovani che, al di là della voglia di giocare, è necessario riferire al medico tutta la verità circa il proprio stato di salute ed i propri problemi passati ed attuali. Anche se questa news non riguarda strettamente la nostra Associazione, l'abbiamo voluta riportare a titolo di esempio di come anche la più innocua delle partitelle di calcio tra amici o il più banale degli allenamenti, può essere pericoloso se non sussistono le adeguate garanzie. Il Csi, come sempre, sconsiglia di partecipare a tornei, anche estemporanei, dove non sono seguite scrupolosamente le norme di tutela sanitaria; chi organizza certi tornei di calcetto, e spesso sono i gestori dei campi stessi che prendono arbitri ''a cottimo'' e giocano sui montepremi e sulla minore burocrazia, non ha lo stesso spirito sportivo e la stessa passione di Enti o Federazioni nel rispettare le norme, e ha come unico scopo il proprio lucro personale. Anche se si è invogliati a giocare, è necessario ricordare sempre che lo sport è un gioco, ma è un gioco ''serio'' che va fatto secondo tutti i canoni esistenti. Non esiste uno sport con meno vincoli o meno burocrazie, a meno che non vi siano anche meno tutele…

L’autore - Chi è Redazione

Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

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