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Sport, scuola di vita contro i disvalori

Sport, scuola di vita contro i disvalori

La frase “I giovani di oggi crescono senza valori”, sembra ormai un luogo comune, una di quelle frasi del tipo “Non ci sono più le mezze stagioni” che pare la solita litania ma che invece, visto il clima di questa estate bizzarra, in realtà è verissima. E così appare ancora più vera la prima, se si fa un confronto con una etica dei comportamenti, delle scelte e degli obiettivi di queste generazioni rispetto a quelle di 30 anni fa.

Sathya Sai Baba, maestro religioso indiano dello scorso secolo, amava dire che i valori fondamentali dell’uomo sono cinque: amore, verità, pace, rettitudine, non-violenza, dai quali scaturiscono tutti gli altri. Secondo il suo insegnamento, la costante e progressiva messa in pratica di questi valori nella vita quotidiana costituisce la vera essenza della spiritualità. Come non dargli ragione? Eppure, se facciamo un serio esame di coscienza a questa nostra civiltà degli anni 2000, se leggiamo i giornali, guardiamo la tv o osserviamo i nostri vicini e colleghi, scopriamo in realtà enormi sacche di resistenza all’amore verso gli altri, alla verità, alla pace sociale, alla rettitudine e, purtroppo, anche alla non-violenza. Senza una forte tenuta su questi valori, anche la spiritualità dell’uomo va in profonda crisi.

Ma può esistere una società senza valori? Preferisco piuttosto pensare che una società umana cada in realtà facilmente preda della aggressione dei “disvalori”. Cioè che ai solidi valori umani, già minati da una buona dose di ipocrisia, si siano via via sostituiti dei “valori negativi” ed una certa tolleranza e indifferenza verso di essi. Ed ecco allora crescere una società di giovani generazioni dove lo spreco consumistico, il finto amore e la finta pietà verso gli altri, l’individualismo, l’insulto, la truffa, la furbizia e la violenza fisica sono all’ordine del giorno per le strade e per le case anche delle nostre piccole città e paesi. Troppi giovani vivono una vita di “disimpegno” totale alla ricerca di facili “scorciatoie”: non studiano, non vanno in parrocchia, non fanno volontariato, non fanno più sport, non hanno più l’obiettivo di farsi una casa e una famiglia, non cercano in realtà nemmeno un lavoro; si riempiono le giornate di futili inutilità e sfuggono ogni forma di impegno e responsabilità, che costano fatica ma che, per davvero, ci tengono legati ai valori umani fondamentali. Il tutto, nella soddisfazione di chi da ciò ne trae lucro e vantaggio e nella totale indifferenza delle istituzioni nazionali e locali.

Quando si parla di “valore sociale dello sport”, nel nostro piccolo, parliamo proprio di invertire questa marcia. Lo sport può trasmettere impegno, solidarietà, sacrificio, obiettivi, regole e disciplina, accettazione della sconfitta, socialità, salute e rispetto del proprio corpo. Le istituzioni devono comprendere che le società sportive svolgono un ruolo fondamentale nella lotta ai disvalori sociali, e, riconoscendo tale ruolo, devono aiutarle e sostenerle, facilitarle e fornire loro le opportunità e i luoghi dove poter crescere i ragazzi, dove poter recuperare i veri valori, dove poter fondare la spiritualità loro e dei loro futuri figli. Lo sport non è affatto un divertimento e uno svago, ma è una scuola di vita. Senza società sportive, senza palestre, senza campi da calcio di periferia, senza la fatica di e l’impegno di questi ragazzi, la nostra società sarebbe molto più brutta.

L’autore - Chi è Marco Guizzardi

Vicepresidente provinciale, Consigliere di Presidenza Nazionale, Responsabile del Team Nazionale Innovazione e Tecnologia, Responsabile Nazionale Ufficio Rendicontazione Coni

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