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Sport Under 18 e veleni: piccoli dopati crescono

Ho visto ragazzi ciclisti in gara fare salite ripide con rapporti durissimi filando come dei treni, con gli occhi fissi, e una volta tagliato il traguardo continuare a pedalare come automi perché non se ne erano neanche accorti. Ma mi raccomando, il mio nome non deve comparire. Quelli mi bruciano la casa… 'Quelli' sono gli spacciatori di sostanze dopanti che non si fanno nessuno scrupolo se i loro clienti sono ragazzi di 16-17 anni, ma perfino bambini di dieci o 12. P. L. è un sessantenne titolare di una squadra ciclistica juniores in un piccolo centro del Nord-est che, in cambio dell'anonimato, ha accettato di raccontare come i minorenni finiscono vittime del doping. Un fenomeno che non si limita alle due ruote, ma dilaga anche negli altri sport, in particolare calcio, nuoto e atletica, per non parlare delle palestre. Le sostanze dopanti possono avere conseguenze terribili sul corpo e la psiche di un adolescente o, peggio ancora, di un bambino. Eppure sono molto più diffuse di quanto si pensi, anche al di fuori dello sport agonistico. Già lo studio pilota realizzato nel 1999 fra 3.768 studenti delle scuole medie inferiori e dei licei del Veneto, opera dell'Unità operativa di tossicologia forense e antidoping di Padova diretta da Santo Davide Ferrara, ha dato risultati allarmanti. Il 5,8 per cento del campione ha ammesso l'uso personale di dopanti, mentre il 9,5 per cento ne ha segnalato l'uso da parte di un compagno. Percentuali che, considerando solo gli alunni che praticano uno sport, salgono rispettivamente al 7,1 per cento e all'11,4 per cento. Altre indagini hanno confermato la gravità della situazione. In occasione di un sondaggio svolto nel 2003 su oltre 13 mila ragazzi delle medie superiori di tutta Italia, per la quarta edizione della campagna 'Alla scoperta del corpo umano', promossa da società scientifiche con il patrocinio del ministero dell'Istruzione, sui 10 mila che hanno dichiarato di praticare almeno un tipo di sport, il 7 per cento ha ammesso di assumere sostanze dopanti. La fascia di età a maggior rischio è sempre più bassa. "Oggi siamo fra i dieci e i 16 anni. Più che agli juniores dobbiamo guardare ai pulcini", avverte Adriana Ceci, segretario del gruppo di studio di Farmacologia clinica pediatrica della Società italiana di pediatria. In campo ciclistico a peggiorare le cose è stata la crisi economica. Fino a qualche anno fa le società per allievi (15-16 anni) e juniores (17-18 anni) erano molto più numerose. Ma ora gli sponsor si sono concentrati sulle poche squadre vincenti. E così, nella rincorsa al successo, il doping ha preso il sopravvento e le società pulite si vanno sempre più riducendo. Si vedono ragazzi che vincono gare sfiancanti tagliando il traguardo freschi come delle rose. Spesso i più forti spariscono mezz'ora prima della gara, mentre gli altri si massaggiano i muscoli e tornano giusto in tempo per la partenza. Fra i ragazzi delle squadre vincenti, poi, ci sono delle vere epidemie di allergia, con conseguente massiccio uso di Ventolin anche in gara. Il Ventolin e altri spray antiasmatici sono usati per ottenere una migliore dilatazione polmonare durante lo sforzo, e hanno inoltre un effetto anabolizzante. Ma secondo alcuni studiosi il loro abuso sarebbe tra i principali responsabili delle morti improvvise in gara. L'unico modo per scardinare questo meccanismo perverso sarebbe quello di effettuare capillari controlli antidoping. Invece ci sono squadre allievi e juniores che in tre anni di competizioni provinciali, regionali e nazionali non hanno mai dovuto fare un test. La Federazione dice che non ci sono soldi. Ma quando i genitori dei ragazzi della squadra di P. L. hanno proposto di pagare i controlli di tasca loro, la Federazione ha risposto che non ammette interferenze. A forza di essere battuti da coetanei dopati anche molti ragazzi che militano nelle superstiti squadre pulite si ribellano, chiedono delle cure più moderne. Tollerano sempre meno i sacrifici imposti dallo sport pulito, quello a pane e acqua. Non sorprende, quindi, che i ragazzi più deboli finiscano per cadere nella trappola del doping. Il peggio è che spesso anche i genitori sono coinvolti. Qualche tempo fa il padre di un ciclista sedicenne, appreso che il direttore sportivo della società a cui intendeva tesserare il figlio era indagato per doping, ha contattato P. L. dicendogli che avrebbe fatto correre il figlio con la sua squadra perché sapeva che era pulita. Ma poi la società con il direttore sportivo indagato ha insistito, offrendo al padre 2 mila euro. Lui si è rimangiato tutto e ha accettato. Con la nuova squadra il figlio, passista per talento, si è messo subito a vincere anche le gare in salita. Marco Cappa, primario di Endocrinologia all'ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, conferma che i genitori non di rado giocano un ruolo sconcertante: "Tanti genitori di figli adolescenti mi hanno chiesto un 'aiutino' per farli crescere di più. Ma il problema è proprio questo: il concetto dell'aiutino è l'anticamera del doping". A sua volta il doping può diventare per i ragazzi l'anticamera della droga. Nella monografia pubblicata qualche mese fa dal titolo 'Doping e antidoping', edita da Piccin e curata da Santo Davide Ferrara, che è anche membro della Commissione nazionale antidoping, c'è un capitolo dedicato alle tossicodipendenze. Vi si racconta la vicenda di un giovane culturista che, dopo avere assunto per anni sostanze dopanti, ha dovuto smettere a causa di seri problemi renali. Il giovane ha finito per darsi alla cocaina, arrivando ad assumerne più di due grammi al giorno. "Il doping può favorire l'utilizzo di stupefacenti", spiega Ferrara: "Non tutti coloro che fanno uso di sostanze dopanti passano poi alla droga, ma c'è una probabilità che lo facciano, durante il periodo di assunzione del doping oppure a conclusione di questo periodo". Per subire pesanti conseguenze sulla salute i ragazzi non hanno bisogno di attendere una possibile tossicodipendenza. Le sostanze dopanti più diffuse fra di loro, infatti, sono anche le più pericolose: gli ormoni peptidici, fra i quali spicca il Gh o ormone della crescita, non per niente primo prodotto in termini di spesa farmaceutica per i ragazzi in età puberale in Italia; e gli steroidi anabolizzanti. La loro assunzione stravolge l'equilibrio del sistema endocrino e può portare a un'abnorme crescita non solo delle masse muscolari, ma anche di organi quali il fegato e il cuore. Può interferire sull'apparato riproduttivo, e quindi sugli organi genitali, provocando sterilità e impotenza. Se l'uso in età adolescenziale è protratto può determinare anche la morte improvvisa. "Tutte le sostanze dopanti possono far emergere in soggetti predisposti patologie aritmiche che altrimenti non si sarebbero mai sviluppate", aggiunge Francesco Furlanello, uno fra i maggiori esperti italiani di aritmie cardiache negli atleti. Anche l'abuso di antiasmatici può comportare gravi effetti cardiaci. A questo riguardo gli studiosi sono allarmati per i recenti casi di arresto cardio-circolatorio che si sono verificati anche fra atleti giovanissimi, soprattutto nel ciclismo. Come quello che ha visto protagonista M. C., un ragazzo di 16 anni, morto nel maggio del 2003 in seguito a un malore accusato durante una gara.

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Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

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