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Truffelli: “Ac – Csi formidabile coppia d’attacco”

Truffelli: “Ac – Csi formidabile coppia d’attacco”

Il professore Matteo Truffelli è il Presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana per il triennio 2014-2017. Il Consiglio permanente della Cei ha scelto il professore Matteo Truffelli all’interno della terna di nomi che il Consiglio nazionale dell’Azione Cattolica Italiana aveva indicato dopo la conclusione della XV Assemblea nazionale dell’Associazione. Emiliano, 44 anni, Matteo è sposato con Francesca Bizzi e vive a Parma. È docente di Storia delle Dottrine politiche presso l’Università di Parma. Delegato regionale di Ac per l’Emilia Romagna negli ultimi due trienni (dal 2008 al 2014), ha diretto l’Istituto per lo studio dei problemi politici e sociali “Vittorio Bachelet”, del cui Consiglio scientifico è attualmente membro. Lo abbiamo raggiunto per una breve intervista sul rapporto tra Azione Cattolica e Csi.

Presidente, si può dire che Lei abbia iniziato il mandato con la partecipazione all’incontro del Papa con gli sportivi in Piazza San Pietro il 7 Giugno. Se ne può trarre l’auspicio di una rinnovata vicinanza, di cammino oltre che di missione, tra le due associazioni?

Certamente! Ci uniscono non solo le comuni radici storiche, ma soprattutto la passione condivisa per la formazione delle persone, in particolare dei giovani, dei ragazzi e dei bambini, ma anche degli adulti. Pur nella diversità e per certi versi complementarietà delle esperienze educative che proponiamo, tanto Azione Cattolica quanto Csi hanno a cuore il desiderio di aiutare tante persone, tante famiglie, tante comunità a fare esperienza di una vita buona, di una vita ricca di senso. Per questo non posso che essere convinto e fiducioso circa la possibilità di crescere nella collaborazione reciproca e nell’intreccio delle strade che stiamo percorrendo.

Ampliando l’orizzonte, quale ritiene siano il compito e la responsabilità primari dell’associazionismo cattolico nell’attuale difficile momento storico del paese?

Sono tante le risorse che possiamo e quindi dobbiamo mettere a disposizione del nostro Paese. Innanzitutto, molto semplicemente, il grande valore rappresentato dall’essere associazione, essere cioè luoghi in cui le persone imparano la bellezza e la necessità del costruire insieme, del ragionare in modo plurale e corresponsabile anche grazie a forme e principi condivisi. In un tempo ampiamente solcato da quella che Papa Francesco ha chiamato la «tristezza individualista», c’è un grande bisogno di rafforzare quelle forme di impegno comune, capaci di tenere insieme invece che dividere: l’Italia ha bisogno di elementi di coesione, di solidarietà, di condivisione delle fatiche e delle responsabilità invece che di lacerazioni e particolarismi. Così come c’è tanto bisogno di un altro elemento capace di essere fermento vitale per la società, ossia la gratuità: a volte, forse, sottovalutiamo l’importanza sociale, culturale ed educativa dell’impegno di tante persone che si spendono a servizio degli altri nella assoluta gratuità. Infine, credo non si possa non ricordare l’importanza del principale tra i nostri compiti, ossia un impegno serio, responsabile, generoso in campo educativo.

Con quali programmi si accinge a portare avanti il suo mandato di presidente nazionale dell’A.C. ? Potrei rispondere che, in un certo senso, non c’è bisogno di grandi programmi, non ci sono grandi scelte da fare: il primo e fondamentale compito dell’Azione Cattolica è sempre stato  e continuerà ad essere quello stesso della Chiesa tutta: l’impegno per l’evangelizzazione. Vogliamo continuare ad assumere in maniera responsabile e propositiva questo compito, accompagnando sempre più persone a scoprire nella loro vita i segni dell’amore del Signore e sostenendoli nella chiamata a farsi testimoni di questo amore. Ciò naturalmente implica la necessità di fare i conti con il contesto culturale, economico, sociale e anche ecclesiale nel quale ci troviamo, quindi implica la necessità di leggere in profondità il nostro tempo per cogliere il modo con cui andare incontro alle speranze, alle fatiche e alle attese di bene delle persone.

Ac e Csi sono entrambi molto impegnati, ciascuno con le proprie attitudini, sul fronte della sfida educativa. Quale efficacia attribuisce allo sport come esperienza educativa, in particolare nelle parrocchie e negli oratori?

Penso che lo sport abbia di per sé una fortissima valenza educativa, perché forma alla consapevolezza di sé, al rispetto dell’altro, alla collaborazione, alla costanza e all’autodisciplina, alla fatica buona, alla vita di relazione, anche all’importanza della corporeità. Tutti elementi che hanno un ruolo fondamentale nella crescita umana, spirituale e relazionale della persona, quindi anche nella formazione di coscienze libere e responsabili, condizione indispensabile per un’autentica educazione alla vita di fede.

Ha incontrato di recente il presidente Achini. Cosa pensa del Csi di oggi?

Innanzitutto ci tengo a ringraziare il Presidente per la cordialità e la sincerità dello scambio di idee e proposte che abbiamo avuto, in un clima di grande sintonia e di comune desiderio di collaborazione. Credo che il Csi oggi rappresenti un patrimonio grande per la nostra Chiesa e per il nostro Paese, perché è capace di raggiungere e coinvolgere tantissime persone, soprattutto in età giovanile, offrendo loro la possibilità di crescere e maturare attraverso un’esperienza bella, sana e ricca di valori.

Come presidente dell’A.C., che resta l’organizzazione guida dell’associazionismo cattolico italiano, cosa chiederebbe al Csi di oggi e dell’immediato futuro?

Non è facile esprimere un’opinione da “esterno”. Ma se proprio devo, potrei dire, volendo usare una metafora sportiva, che chiederei al Csi di fare uno scatto in avanti, o di dare un colpo di reni per acquisire sempre più consapevolezza del fatto che, per sua natura, il Csi rappresenta per tante persone uno dei primi e più immediati volti della passione educativa della Chiesa con cui si ha occasione di entrare in contatto: una grande opportunità, ma anche una grande responsabilità. Abbiamo visto dopo i recenti veleni calcistici della domenica che da risorsa educativa lo sport può talvolta divenire fattore diseducativo. Chiaramente ciò è legato alla commercializzazione di un fenomeno che dovrebbe essere solo passione o desiderio di relazione con gli altri. A volte la medaglia mostra il suo lato peggiore. Al Csi spetta anche il compito di orientarla correttamente e far risplendere i valori più veri e sani che appartengono allo sport.

Tra i convocati ad Assisi per il tradizionale meeting del Csi di dicembre figura anche lei. Ci sarà?

Con molto entusiasmo, perché ho desiderio di collaborare. Farò il possibile per esserci, mi farebbe molto piacere confrontarmi con i dirigenti del Csi. Se non sarà ad Assisi sarà magari in un’altra occasione, ma ci tengo moltissimo. Intanto abbiamo in cantiere di incontrarci, con Achini e con i membri delle rispettive presidenze nazionali. Due belle squadre che giocano la medesima partita a favore dell’educazione e dell’evangelizzazione.

L’autore - Chi è Redazione

Settimanale d'informazione del Centro Sportivo Italiano Comitato di Ravenna

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